Corlentor

Informazioni principali

  • Nome commerciale:
  • Corlentor 5 mg compresse rivestite con film
  • Commercializzato da:
  • Les Laboratoires Servier
  • Tipo di medicina:
  • Uso umano

Documenti

Localizzazione

  • Disponibile in:
  • Corlentor 5 mg compresse rivestite con film
    Unione Europea
  • Lingua:
  • italiano

Informazioni terapeutiche

  • Gruppo terapeutico:
  • Cardiac therapy
  • Area terapeutica:
  • Angina Pectoris

Altre informazioni

Status

  • Fonte:
  • EMA - European Medicines Agency - Europe
  • Data dell'autorizzazione:
  • 25-10-2005
  • Codice EMEA:
  • EMEA/H/C/000598
  • Ultimo aggiornamento:
  • 23-04-2015

Foglio illustrativo


FOGLIO ILLUSTRATIVO: INFORMAZIONI PER L’UTILIZZATORE

Corlentor 5 mg compresse rivestite con film

Corlentor 7,5 mg compresse rivestite con film

ivabradina

Legga attentamente questo foglio prima di prendere questo medicinale.

- Conservi questo foglio. Potrebbe aver bisogno di leggerlo di nuovo.

- Se ha qualsiasi dubbio, si rivolga al medico o al farmacista.

- Questo medicinale è stato prescritto per lei. Non lo dia ad altre persone, anche se i loro sintomi

sono uguali ai suoi, perché potrebbe essere pericoloso.

- Se uno qualsiasi degli effetti indesiderati peggiora, o se nota la comparsa di un qualsiasi effetto

indesiderato non elencato in questo foglio, informi il medico o il farmacista.

Contenuto di questo foglio:

1. Che cos’è Corlentor e a che cosa serve

2. Prima di prendere Corlentor

3. Come prendere Corlentor

4. Possibili effetti indesiderati

5 Come conservare Corlentor

6. Altre informazioni

1. CHE COS’È CORLENTOR E A CHE COSA SERVE

Corlentor (ivabradina) è un medicinale per il cuore utilizzato per il trattamento dell’angina pectoris

stabile, una malattia che causa dolore al torace.

E’ utilizzato nei pazienti adulti che non tollerano o non possono assumere medicinali per il cuore

chiamati beta-bloccanti. E’ anche utilizzato in associazione con i beta-bloccanti nei pazienti adulti la

cui condizione non è completamente controllata con un beta-bloccante e la cui frequenza cardiaca è

troppo alta (superiore a 60 battiti al minuto).

Informazioni sull’angina pectoris stabile (comunemente chiamata “angina”):

L’angina stabile è una malattia cardiaca che si manifesta quando il cuore non riceve abbastanza

ossigeno. Generalmente compare tra i 40 e i 50 anni di età. Il sintomo più comune dell’angina è il

dolore o fastidio al torace. E’ più probabile che l’angina si manifesti quando il cuore batte

rapidamente in situazioni come un’attività fisica, un’emozione, l’esposizione al freddo o dopo

mangiato. Questo aumento della frequenza cardiaca può provocare dolore al torace nelle persone che

soffrono di angina.

Come funziona Corlentor?

Corlentor funziona principalmente riducendo la frequenza cardiaca di pochi battiti al minuto. Così si

riduce il bisogno di ossigeno del cuore in particolare durante quelle situazioni in cui è più probabile

che si abbia un attacco di angina. In questo modo Corlentor aiuta a controllare e a diminuire il numero

di attacchi di angina.

2. PRIMA DI PRENDERE CORLENTOR

Non prenda Corlentor

- se è allergico (ipersensibile) all’ivabradina o ad uno qualsiasi degli eccipienti di Corlentor

(vedere “Altre informazioni” per l’elenco di tutti i componenti) ;

- se la frequenza cardiaca a riposo prima del trattamento è troppo bassa (inferiore a 60 battiti al

minuto);

- se soffre di shock cardiogeno (una condizione del cuore trattata in ospedale);

- se soffre di un disturbo del ritmo cardiaco;

- se ha un attacco di cuore;

- se soffre di pressione sanguigna molto bassa;

- se soffre di angina instabile (una forma grave in cui il dolore al torace si manifesta molto

frequentemente e con o senza sforzo);

- se soffre di grave insufficienza cardiaca (quando il cuore non lavora correttamente);

- se ha un pacemaker;

- se è affetto da gravi problemi al fegato;

- se sta già prendendo medicinali per il trattamento di infezioni da funghi (come ketoconazolo,

itraconazolo), antibiotici macrolidi (come iosamicina, claritromicina, telitromicina o

eritromicina somministrata per via orale) o medicinali per trattare le infezioni da HIV (come

nelfinavir, ritonavir) o nefazodone (medicinale per il trattamento della depressione) (vedere

“Assunzione di altri medicinali”);

- se è in gravidanza;

- se sta allattando.

Faccia particolare attenzione con Corlentor

- se soffre di disturbi del ritmo cardiaco (come battito cardiaco irregolare, palpitazioni, aumento

di dolore al petto) o fibrillazione atriale intensa (una forma di aritmia che rende il battito

cardiaco irregolare),

- se si stanca facilmente, ha capogiri o ha il fiato corto (potrebbe voler dire che il cuore batte

troppo lentamente),

- se ha avuto un ictus recente (attacco cerebrale),

- se soffre di pressione sanguigna bassa da lieve a moderata,

- se soffre di insufficienza cardiaca cronica (quando il cuore non lavora correttamente),

- se soffre di una malattia cronica della retina,

- se è affetto da moderati problemi al fegato,

- se soffre di gravi problemi renali.

Se una delle situazioni sopra indicate la riguarda, ne parli subito con il medico prima o durante

l’assunzione di Corlentor.

Bambini

Corlentor non deve essere usato nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni.

Assunzione di Corlentor con altri medicinali

Informi il medico o il farmacista se sta assumendo o ha recentemente assunto qualsiasi altro

medicinale, compresi quelli senza prescrizione medica.

Si assicuri di informare il medico se sta assumendo uno dei seguenti medicinali, dal momento che

potrebbe essere necessario monitorare o modificare la dose di Corlentor:

- diltiazem, verapamile ( medicinali usati per la pressione sanguigna alta o l’angina pectoris)

- fluconazolo (un medicinale antifungino)

- rifampicina (un antibiotico)

- barbiturici (per l’insonnia o per l’epilessia)

- fenitoina (per l’epilessia)

- Hypericum perforatum o erba di San Giovanni (prodotto erboristico usato per la depressione)

- medicinali che prolungano l’intervallo QT per il trattamento di alterazioni del ritmo o di altre

patologie quali:

- chinidina, disopiramide, ibutilide, sotalolo, amiodarone (per trattare le alterazioni del ritmo

cardiaco)

- bepridil (per trattare l’angina pectoris)

- certi tipi di medicinali per trattare l’ansia, la schizofrenia o altre psicosi (come pimozide,

ziprasidone, sertindolo)

- medicinali per la malaria (come meflochina o alofantrina)

- eritromicina per via endovenosa (un antibiotico)

- pentamidina (un antiparassitario)

- cisapride (usata per il reflusso gastro-esofageo)

Assunzione di Corlentor con cibi e bevande

Limiti l’assunzione di succo di pompelmo durante il trattamento con Corlentor.

Gravidanza e allattamento

Non prenda Corlentor se è in gravidanza o se sta programmando una gravidanza (vedere “Non prenda

Corlentor”). Se è in gravidanza e ha preso Corlentor, ne parli con il medico.

Non prenda Corlentor se sta allattando (vedere “Non prenda Corlentor”).

Chieda consiglio al medico o al farmacista prima di prendere qualsiasi medicinale.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari

Corlentor può causare temporanei fenomeni visivi luminosi (una temporanea luminosità nel campo

visivo, vedere “Possibili effetti indesiderati”). Se questo dovesse accaderle, stia molto attento quando

guida o usa macchinari, in particolare quando ci possono essere improvvisi cambiamenti dell’intensità

luminosa, specialmente durante la guida notturna.

Informazioni importanti su alcuni eccipienti di Corlentor

Corlentor contiene lattosio. Se il medico le ha diagnosticato che ha una intolleranza ad alcuni

zuccheri, lo contatti prima di prendere questo medicinale.

3. COME PRENDERE CORLENTOR

Prenda Corlentor seguendo sempre esattamente le istruzioni del medico. Se ha dubbi consulti il

medico o il farmacista. La dose usuale iniziale raccomandata è di una compressa di Corlentor 5 mg

due volte al giorno, da aumentare se necessario a una compressa di Corlentor 7,5 mg due volte al

giorno. Il medico deciderà la dose più adatta. La dose abituale è una compressa la mattina e una

compressa la sera. In alcuni casi (ad esempio, se è anziano), il medico potrà prescrivere di dimezzare

la dose, ovvero mezza compressa da 5 mg di Corlentor 5 mg (che corrisponde a 2,5 mg di ivabradina)

la mattina e mezza compressa da 5 mg la sera.

Corlentor deve essere assunto durante i pasti.

Se prende più Corlentor di quanto deve

Una dose elevata di Corlentor potrebbe farla sentire senza fiato o stanco perché la frequenza cardiaca

è stata rallentata troppo. Se questo dovesse succedere, contatti immediatamente il medico.

Se dimentica di prendere Corlentor

Se dimentica di prendere una dose di Corlentor, prenda la dose successiva all’orario abituale.

Non prenda una dose doppia per compensare la dimenticanza della dose.

Il calendario stampato sul blister che contiene le compresse la aiuterà a ricordare quando ha preso

l’ultima compressa di Corlentor.

Se interrompe il trattamento con Corlentor

Poiché il trattamento dell’angina è di solito a vita, deve parlare con il medico prima di interrompere

l’assunzione di questo medicinale.

Se ha l’impressione che l’effetto di Corlentor sia troppo forte o troppo debole, si rivolga al medico o

al farmacista

Se ha qualsiasi dubbio sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o al farmacista.

4. POSSIBILI EFFETTI INDESIDERATI

Come tutti i medicinali, Corlentor può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li

manifestino.

La frequenza delle possibili reazioni avverse elencate di seguito è descritta usando la seguente

convenzione:

molto comune (si verifica in più di 1 paziente su 10)

comune (si verifica da 1 a 10 pazienti su 100)

non comune (si verifica da 1 a 10 pazienti su 1.000)

raro (si verifica da 1 a 10 pazienti su 10.000)

molto raro (si verifica in meno di 1 paziente su 10.000)

non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Molto comune

Fenomeni visivi luminosi (brevi momenti di aumentata luminosità, molto spesso causati da improvvisi

cambiamenti dell’intensità della luce).

Comune

Modifica della funzione cardiaca (i sintomi sono un rallentamento della frequenza cardiaca), anormale

percezione del battito cardiaco, mal di testa, capogiri e visione sfocata.

Non comune

Palpitazioni e battito cardiaco irregolare, sensazione di malessere (nausea), costipazione, diarrea,

giramento di testa (vertigini), difficoltà a respirare (dispnea), crampi muscolari, cambiamenti nei

parametri di laboratorio: alti livelli ematici di acido urico, eccesso di eosinofili (un tipo di globuli

bianchi) ed elevata creatinina (prodotto di degradazione del muscolo) nel sangue, eruzione cutanea,

angioedema (come gonfiore del volto, della lingua o della gola, difficoltà a respirare o a deglutire),

pressione sanguigna bassa, svenimento, sensazione di stanchezza, sensazione di debolezza.

Raro

Orticaria, prurito, arrossamento della pelle, malessere.

Se uno qualsiasi degli effetti indesiderati peggiora, o se nota la comparsa di un qualsiasi effetto

indesiderato non elencato in questo foglio illustrativo, informi il medico o il farmacista.

5. COME CONSERVARE CORLENTOR

Tenere Corlentor fuori dalla portata e dalla vista dei bambini.

Non usi Corlentor dopo la data di scadenza che è riportata sulla scatola e sui blister dopo “EXP”. La

data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno del mese.

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

I medicinali non devono essere gettati nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al

farmacista come eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

6. ALTRE INFORMAZIONI

Cosa contiene Corlentor

- Il principio attivo è ivabradina (come cloridrato).

Corlentor 5 mg: una compressa rivestita con film contiene 5 mg di ivabradina (equivalenti a

5,390 mg di ivabradina cloridrato).

Corlentor 7,5 mg: una compressa rivestita con film contiene 7,5 mg di ivabradina (equivalenti a

8,085 mg di ivabradina cloridrato).

- Gli altri componenti del nucleo della compressa sono: lattosio monoidrato, magnesio stearato

(E470B), amido di mais, maltodestrina, silice colloidale anidra (E551), e nel rivestimento della

compressa: ipromellosa (E464), titanio diossido (E171), macrogol 6000, glicerolo (E422),

magnesio stearato (E470B), ossido di ferro giallo (E172), ossido di ferro rosso (E172).

Descrizione dell’aspetto di Corlentor e contenuto della confezione

Le compresse di Corlentor 5 mg sono compresse color salmone, oblunghe, rivestite con film, divisibili

su entrambi i lati, con “5” inciso su un lato e sull’altro.

Le compresse di Corlentor 7,5 mg sono compresse color salmone, triangolari, rivestite con film,

con “7.5” inciso su un lato e sull’altro.

Le compresse sono disponibili in confezioni con calendario (blister in alluminio/PVC) contenenti 14,

28, 56, 84, 98, 100 o 112 compresse.

E’ possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio e produttore

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Les Laboratoires Servier

22 rue Garnier

92200 Neuilly-sur-Seine - Francia

Produttore

Les Laboratoires Servier Industrie

905 route de Saran

45520 Gidy - Francia

Servier (Ireland) Industries Ltd

Gorey Road

Arklow - Co. Wicklow - Irlanda

Przedsiebiorstwo Farmaceutyczne ANPHARM S.A.

ul. Annopol 6B – 03-236 Varsavia – Polonia

Per ulteriori informazioni su questo medicinale, contatti il rappresentante locale del titolare

dell’autorizzazione all’immissione in commercio.

België/Belgique/Belgien

S.A. Servier Benelux N.V.

Tél/Tel: +32 (0)2 529 43 11

Luxembourg/Luxemburg

S.A. Servier Benelux N.V.

Tél/Tel.: +32 (0)2 529 43 11

България

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Magyarország

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Tlf: +45 36 44 22 60

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Tel: +372 640 00 07

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Tel: +43 (1) 524 39 99

Ελλάδα

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Τηλ: +30 210 939 1000

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Servier Polska SP. Z O.O.

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Tel: +34 91 375 62 30

Portugal

Servier Portugal, Lda

Tel.: +351 21 312 20 00

France

Les Laboratoires Servier

Tel: +33 (0)1 55 72 60 00

România

Servier Pharma SRL

Tel: +4 021 528 52 80

Ireland

Servier Laboratories (Ireland) Ltd.

Tel: +353 (0)1 6638110

Slovenija

Servier Pharma, d. o. o.,

Tel. : + 386 (0)1563 48 11

Ísland

Servier Laboratories

C/o Icepharma hf

Sími: +354 540 8000

Slovenská republika

Servier Slovensko spol. s r.o.

Tel.:+421 0 (2) 5920 41 11

Italia

Istituto Farmaco Biologico Stroder S.r.l.

Tel: +39 (055) 62 32 71 Suomi/Finland

Servier Finland Oy

Puh/Tel: +358 (0)9 279 80 80

Κύπρος

Χ.Α.Παπαέλληνας & Σία Λτδ

Τηλ: +357 22741741

Sverige

Servier Sverige AB

Tel: +46 (8)5 225 08 00

Latvija

SIA Servier

Latvia

Tel: +371 67502039

United Kingdom

Servier Laboratories Ltd

Tel: +44 (0)1 753 666409

Lietuva

UAB “SERVIER PHARMA”

Tel: +370 (5) 2 63 86 28

Questo foglio illustrativo é stato approvato l’ultima volta il

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web della Agenzia Europea

dei Medicinali : http://www.ema.europa.eu

Riassunto delle caratteristiche del prodotto


1. DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE

Corlentor 5 mg compresse rivestite con film

2. COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA

Una compressa rivestita con film contiene 5 mg di ivabradina (equivalenti a 5,390 mg di ivabradina

come cloridrato).

Eccipiente: 63,91 mg di lattosio monoidrato.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3. FORMA FARMACEUTICA

Compressa rivestita con film.

Compressa rivestita con film, color salmone, oblunga, divisibile su entrambi i lati, con “5” inciso su

un lato e sull’altro.

La compressa può essere divisa in due metà uguali.

4. INFORMAZIONI CLINICHE

4.1 Indicazioni terapeutiche

Trattamento sintomatico dell’angina pectoris cronica stabile negli adulti con coronaropatia e normale

ritmo sinusale. Ivabradina è indicata:

- negli adulti che non sono in grado di tollerare o che hanno una contro-indicazione all’uso dei

beta-bloccanti

- o in associazione ai beta-bloccanti nei pazienti non adeguatamente controllati con una dose

ottimale di beta-bloccante e la cui frequenza cardiaca sia > 60 bpm

4.2 Posologia e modo di somministrazione

Posologia

Per i differenti dosaggi, sono disponibili compresse rivestite con film, contenenti 5 mg e 7,5 mg di

ivabradina.

La dose iniziale abituale raccomandata di ivabradina è di 5 mg due volte al giorno. Dopo

3-4 settimane di trattamento, la dose può essere aumentata a 7,5 mg due volte al giorno in funzione

della risposta terapeutica.

Se, durante il trattamento, la frequenza cardiaca a riposo si riduce in modo persistente al di sotto di 50

battiti al minuto (bpm) oppure se il paziente riferisce sintomi collegati a bradicardia come capogiro,

affaticamento o ipotensione, il dosaggio deve essere ridotto, considerando anche la possibile dose di

2,5 mg due volte al giorno (mezza compressa da 5 mg 2 volte al giorno). Il trattamento deve essere

interrotto se la frequenza cardiaca si mantiene sotto i 50 bpm oppure se persistono i sintomi di

bradicardia (vedere paragrafo 4.4).

Popolazioni particolari

Anziani

Poiché l’ivabradina è stata studiata in un numero limitato di pazienti con età superiore o uguale a

75 anni, in questi pazienti deve essere presa in considerazione una dose iniziale più bassa (2,5 mg due

volte al giorno, cioè mezza compressa da 5 mg due volte al giorno) prima di un aumento della dose, se

necessario.

Insufficienza renale

Non è necessario alcun adattamento della dose nei pazienti con insufficienza renale e clearance della

creatinina superiore a 15 ml/min (vedere paragrafo 5.2).

Non sono disponibili dati in pazienti con clearance della creatinina inferiore a 15 ml/min.

L’ivabradina deve perciò essere usata con prudenza in questo gruppo di pazienti.

Insufficienza epatica

Non è necessario alcun adattamento della dose nei pazienti con lieve insufficienza epatica. E’

necessario usare cautela quando l’ivabradina è prescritta ai pazienti con moderata insufficienza

epatica. L’ivabradina è controindicata nei pazienti con grave insufficienza epatica poiché non è stata

studiata in questo gruppo di pazienti e si prevede un ampio aumento nella concentrazione sistemica

(vedere paragrafi 4.3 e 4.5).

Popolazione pediatrica

La sicurezza e l’efficacia di ivabradina nei bambini di età inferiore ai 18 anni non sono state stabilite.

Non ci sono dati disponibili.

Modo di somministrazione

Le compresse devono essere assunte per via orale 2 volte al giorno, ovvero una la mattina e una la

sera, durante i pasti (vedere paragrafo 5.2).

4.3 Controindicazioni

- Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti (vedere paragrafo 6.1)

- Frequenza cardiaca a riposo inferiore a 60 battiti al minuto, prima del trattamento

- Shock cardiogeno

- Infarto miocardico acuto

- Grave ipotensione (< 90/50 mmHg)

- Grave insufficienza epatica

- Sindrome del nodo del seno

- Blocco seno-atriale

- Pazienti affetti da insufficienza cardiaca con classificazione funzionale NYHA III-IV

- Portatori di pacemaker

- Angina instabile

- Blocco AV di terzo grado

- In associazione con potenti inibitori del citocromo P450 3A4 come antifungini azolici

(ketoconazolo, itraconazolo), antibiotici macrolidi (claritromicina, eritromicina per os,

iosamicina, telitromicina), inibitori della proteasi HIV (nelfinavir, ritonavir) e nefazodone

(vedere paragrafi 4.5 e 5.2)

- Gravidanza, allattamento (vedere paragrafo 4.6)

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Avvertenze speciali

Aritmie cardiache

L’ivabradina non è efficace nel trattamento o nella prevenzione di aritmie cardiache e verosimilmente

perde la sua efficacia quando insorge una tachiaritmia (ovvero una tachicardia ventricolare o

sopraventricolare). L’ivabradina non è pertanto raccomandata nei pazienti con fibrillazione atriale o

altre aritmie cardiache che interferiscono con la funzione del nodo senoatriale.

Si raccomanda di effettuare regolarmente controlli clinici ai pazienti trattati con ivabradina per

verificare l’eventuale comparsa di fibrillazione atriale (prolungata o parossistica). Questi controlli

devono includere anche un monitoraggio ECG, se clinicamente indicato (ad esempio, nel caso di

aggravamento dell’angina, palpitazioni, pulsazioni irregolari)

Uso in pazienti con blocco AV di secondo grado

L’ivabradina non è raccomandata in pazienti con blocco AV di secondo grado.

Uso in pazienti con ridotta frequenza cardiaca

L’ivabradina non deve essere somministrata a pazienti con frequenza cardiaca a riposo, prima del

trattamento, inferiore a 60 battiti al minuto (vedere paragrafo 4.3).

Se, durante il trattamento, la frequenza cardiaca a riposo si riduce in modo persistente al di sotto di

50 bpm o se il paziente riferisce sintomi legati a bradicardia come capogiro, affaticamento o

ipotensione, la dose deve essere ridotta, oppure il trattamento deve essere interrotto se la frequenza

cardiaca si mantiene al di sotto di 50 bpm o se persistono i sintomi dovuti alla bradicardia (vedere

paragrafo 4.2).

Combinazione con calcioantagonisti

L’uso combinato dell’ivabradina con calcioantagonisti che riducono la frequenza cardiaca come il

verapamile o il diltiazem non è raccomandato (vedere paragrafo 4.5). Non è emerso alcun problema in

termini di sicurezza dalla combinazione dell’ivabradina con nitrati e con i calcioantagonisti di tipo

diidropiridinico come l’amlodipina. Non è stata dimostrata un’efficacia aggiuntiva dell’ivabradina in

associazione con i calcioantagonisti di tipo diidropiridinico (vedere paragrafo 5.1).

Insufficienza cardiaca cronica

L’insufficienza cardiaca deve essere controllata in modo appropriato prima di considerare il

trattamento con ivabradina. Considerata l’assenza di dati di efficacia clinica e di sicurezza, l’uso

dell’ivabradina è contro-indicato in pazienti affetti da insufficienza cardiaca con classificazione

funzionale NYHA III-IV e deve essere utilizzato con cautela nei pazienti affetti da insufficienza

cardiaca con classificazione funzionale NYHA I - II (vedere paragrafo 4.3).

Ictus

L’uso dell’ivabradina non è raccomandato subito dopo un ictus poiché non vi sono dati disponibili.

Funzione visiva

L’ivabradina influenza la funzione retinica (vedere paragrafo 5.1). Ad oggi, non vi è evidenza di un

effetto tossico dell’ivabradina sulla retina, tuttavia al momento non si conoscono gli effetti sulla

funzione retinica di un trattamento a lungo termine di durata superiore ad un anno. Deve essere

valutata l’interruzione del trattamento nel caso intervengano imprevisti aggravamenti della funzione

visiva. E’ necessario usare cautela nei pazienti con retinite pigmentosa.

Precauzioni di impiego

Pazienti con ipotensione

Sono disponibili dati limitati nei pazienti con ipotensione da lieve a moderata, e pertanto l’ivabradina

deve essere usata con cautela in questi pazienti. L’ivabradina è contro-indicata in pazienti con

ipotensione severa (pressione sanguigna < 90/50 mmHg) (vedere paragrafo 4.3).

Fibrillazione atriale – Aritmie cardiache

Non vi è evidenza di rischio di (eccessiva) bradicardia al ritorno al ritmo sinusale quando viene

intrapresa una cardioversione farmacologica in pazienti in trattamento con ivabradina. Comunque, in

assenza di dati esaurienti, una cardioversione elettrica (DC) non urgente dovrebbe essere presa in

considerazione 24 ore dopo l’ultima assunzione di ivabradina.

Uso in pazienti con sindrome congenita del QT lungo o trattati con medicinali che prolungano il QT

L’uso dell’ivabradina in pazienti con sindrome congenita del QT lungo o trattati con medicinali che

prolungano il QT deve essere evitato (vedere paragrafo 4.5). Se l’associazione risulta necessaria, si

dovrà attuare un attento monitoraggio cardiaco.

Eccipienti

Poiché le compresse contengono lattosio, i pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al

galattosio, carenza di Lapp lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere

questo medicinale.

4.5 Interazione con altri medicinali ed altre forme di interazione

Interazioni farmacodinamiche

Associazioni non raccomandate

Medicinali che prolungano il QT

- medicinali cardiovascolari che prolungano il QT (es. chinidina, disopiramide, bepridil, sotalolo,

ibutilide, amiodarone)

- medicinali non cardiovascolari che prolungano il QT (es., pimozide, ziprasidone, sertindolo,

meflochina, alofantrina, pentamidina, cisapride, eritromicina endovenosa)

L’uso concomitante di medicinali cardiovascolari e non cardiovascolari che prolungano il tratto QT

con ivabradina deve essere evitato in quanto l’allungamento dell’intervallo QT può venir esacerbato

dalla riduzione della frequenza cardiaca. Se l’associazione risulta necessaria, si dovrà attuare un

attento monitoraggio cardiaco (vedere paragrafo 4.4).

Interazioni farmacocinetiche

Citocromo P450 3A4 (CYP3A4)

L’ivabradina è metabolizzata solamente dal CYP3A4 ed è un inibitore molto debole di questo

citocromo. E’ stato dimostrato che l’ivabradina non influenza il metabolismo e le concentrazioni

plasmatiche di altri substrati del CYP3A4 (inibitori deboli, moderati e potenti). Gli inibitori e gli

induttori del CYP3A4 possono interagire con l’ivabradina e influenzarne il metabolismo e la

farmacocinetica ad un livello clinicamente significativo. Studi di interazione tra medicinali hanno

stabilito che gli inibitori del CYP3A4 aumentano le concentrazioni plasmatiche dell’ivabradina,

mentre gli induttori le diminuiscono. Un aumento della concentrazione plasmatica di ivabradina può

essere associato ad un rischio di eccessiva bradicardia (vedere paragrafo 4.4).

Controindicazioni all’uso in associazione

L’uso concomitante di potenti inibitori del CYP3A4 come antifungini azolici (ketoconazolo,

itraconazolo), antibiotici macrolidi (claritromicina, eritromicina per os, iosamicina, telitromicina),

inibitori della proteasi HIV (nelfinavir, ritonavir) e nefazodone è controindicato (vedere paragrafo

4.3). I potenti inibitori del CYP3A4 ketoconazolo (200 mg una volta al giorno) e iosamicina (1 g una

volta al giorno) aumentano la concentrazione plasmatica media dell’ivabradina di 7-8 volte.

Uso in associazione non raccomandato

Moderati inibitori del CYP3A4: studi di interazioni specifiche in volontari sani e in pazienti hanno

mostrato che l’associazione di ivabradina con medicinali che riducono la frequenza cardiaca come

diltiazem o verapamile porta ad un aumento della concentrazione di ivabradina (aumento dell’area

sotto la curva (AUC) di 2-3 volte) e una diminuzione aggiuntiva della frequenza cardiaca di 5 bpm.

L’uso concomitante di ivabradina con questi medicinali non è raccomandato (vedere paragrafo 4.4).

Precauzione nell’uso in associazione

- Moderati inibitori del CYP3A4: l’uso di ivabradina in associazione con altri moderati inibitori

del CYP3A4 (es. fluconazolo) può essere preso in considerazione alla dose iniziale di 2,5 mg

due volte al giorno e se la frequenza cardiaca a riposo è superiore a 60 bpm, controllando la

frequenza cardiaca.

- Succo di pompelmo: la concentrazione di ivabradina viene raddoppiata in seguito alla co-

somministrazione di succo di pompelmo. Perciò l’assunzione di succo di pompelmo deve essere

limitata durante il trattamento con ivabradina

- Induttori del CYP3A4: gli induttori del CYP3A4 (es. rifampicina, barbiturici, fenitoina,

Hypericum perforatum [erba di San Giovanni]) possono diminuire la concentrazione di

ivabradina e la sua attività. L’uso concomitante di medicinali induttori del CYP3A4 può

richiedere un aggiustamento della dose dell’ivabradina. E’ stato dimostrato che l’uso combinato

di ivabradina 10 mg due volte al giorno con l’erba di San Giovanni provoca una riduzione del

50% dell’AUC della ivabradina. L’assunzione dell’erba di San Giovanni deve essere limitata

durante il trattamento con ivabradina

Altri usi in associazione

Studi specifici di interazione tra medicinali non hanno mostrato effetti clinicamente significativi sulla

farmacocinetica e sulla farmacodinamica dell’ivabradina per i seguenti medicinali: inibitori della

pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo), sildenafil, inibitori della HMG CoA reduttasi

(simvastatina), calcioantagonisti diidropiridinici (amlopidina, lacipidina), digossina e warfarin.

Inoltre, non vi sono stati effetti clinicamente significativi dell’ivabradina sulla farmacocinetica di

simvastatina, amlodipina, lacidipina, sulla farmacocinetica e farmacodinamica di digossina, warfarin e

sulla farmacodinamica di aspirina.

Durante studi clinici pivotal di fase III i seguenti medicinali potevano essere prescritti e pertanto sono

stati routinariamente associati con l’ivabradina senza nessuna evidenza in termini di sicurezza:

inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, antagonisti dell’angiotensina II, diuretici,

nitrati a breve e lunga durata, inibitori della HMG CoA reduttasi, fibrati, inibitori della pompa

protonica, antidiabetici orali, aspirina e altri medicinali antiaggreganti.

Popolazione pediatrica

Sono stati effettuati studi di interazione solo negli adulti.

4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento

Gravidanza

I dati relativi all’uso di ivabradina in donne in gravidanza non esistono o sono in numero limitato. Gli

studi sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva. Questi studi hanno mostrato effetti

embriotossici e teratogeni (vedere paragrafo 5.3). Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.

Pertanto, ivabradina è controindicata durante la gravidanza (vedere paragrafo 4.3).

Allattamento

Gli studi su animali indicano che l’ivabradina è escreta nel latte. Pertanto, l’ivabradina è

controindicata durante l’allattamento (vedere paragrafo 4.3).

Fertilità

Gli studi sui ratti non hanno mostrato effetti sulla fertilità di maschi e femmine (vedere paragrafo 5.3).

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

E’ stato condotto uno studio specifico su volontari sani per valutare la possibile influenza

dell’ivabradina sulle prestazioni alla guida e non è stato evidenziato nessun cambiamento di tali

performance. L’ivabradina non influisce sulla capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.

Comunque, l’ivabradina può causare fenomeni luminosi transitori che consistono soprattutto in

fosfeni (vedere paragrafo 4.8). Il possibile verificarsi di questi fenomeni luminosi deve essere preso in

considerazione quando si guida o si usano macchinari in situazioni in cui possano verificarsi

improvvise variazioni dell’intensità della luce, specialmente durante la guida notturna.

4.8 Effetti indesiderati

Corlentor è stato studiato in sperimentazioni cliniche che hanno coinvolto quasi 5.000 persone. Circa

2.900 pazienti sono stati trattati con l’ivabradina in studi di fase II-III.

Le reazioni avverse più comuni osservate con l’ivabradina, fenomeni luminosi (fosfeni) e bradicardia,

sono dose-dipendenti e sono correlate con l’effetto farmacologico della specialità medicinale.

Le seguenti reazioni avverse sono state osservate durante gli studi clinici e sono elencate utilizzando

la seguente frequenza: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, <

1/100); raro (≥1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere

definita sulla base dei dati disponibili):

Classificazione sistemica

organica Frequenza Termine di riferimento

Patologie del sistema

emolinfopoietico Non comune Eosinofilia

Disturbi del metabolismo e

della nutrizione Non comune Iperuricemia

Patologie del sistema nervoso Comune Cefalea, generalmente durante il primo mese

di trattamento

Capogiri, forse in relazione alla bradicardia

Non comune * Sincope, forse in relazione alla bradicardia

Patologie dell’occhio Molto comune Fenomeni luminosi (fosfeni)

Comune Visione sfocata

Patologie dell’orecchio e del

labirinto Non comune Vertigini

Patologie cardiache Comune Bradicardia

Blocco AV di 1° grado (prolungamento

dell’intervallo PQ all’ECG)

Extrasistoli ventricolari

Non comune Palpitazioni, extrasistoli sopraventricolari

Patologie vascolari Non comune * Ipotensione, forse in relazione alla

bradicardia

Patologie respiratorie, toraciche

e mediastiniche Non comune Dispnea

Patologie gastrointestinali Non comune Nausea

Costipazione

Diarrea

Patologie della cute e del

tessuto sottocutaneo Non comune* Angioedema

Rash

Raro * Eritema

Prurito

Orticaria

Patologie del sistema

muscoloscheletrico e del

tessuto connettivo Non comune Crampi muscolari

Patologie sistemiche e

condizioni relative alla sede di

somministrazione Non comune * Astenia, forse in relazione alla bradicardia

Affaticamento, forse in relazione alla

bradicardia

Raro *

Malessere, forse in relazione alla bradicardia

Esami diagnostici Non comune Elevata creatininemia

* Frequenza calcolata dagli studi clinici per gli eventi avversi riportati da segnalazioni spontanee

I fenomeni luminosi (fosfeni) sono stati riferiti dal 14,5% dei pazienti, descritti come un’aumentata

luminosità transitoria in un’area limitata del campo visivo. Solitamente sono scatenati da improvvise

variazioni dell’intensità della luce. La comparsa dei fosfeni si manifesta generalmente entro i primi

due mesi di terapia, dopodiché possono verificarsi ripetutamente. I fosfeni sono generalmente riportati

come di lieve o moderata intensità. Tutti i fosfeni si sono risolti durante o dopo il trattamento e la

maggioranza dei quali (77,5%) si è risolta durante il trattamento. Meno dell’1% dei pazienti ha

cambiato le proprie abitudini quotidiane o ha dovuto interrompere il trattamento a causa dei fosfeni.

La bradicardia è stata riferita dal 3,3% dei pazienti, soprattutto durante i primi 2-3 mesi dall’inizio del

trattamento. Lo 0,5% dei pazienti ha avuto una grave bradicardia con frequenza cardiaca inferiore o

uguale a 40 bpm.

4.9 Sovradosaggio

Il sovradosaggio può condurre ad una grave e prolungata bradicardia (vedere paragrafo 4.8).

La grave bradicardia deve essere trattata sintomaticamente in ambiente specialistico. Nel caso di

bradicardia con poca tolleranza emodinamica, può essere preso in considerazione un trattamento

sintomatico incluso l’uso endovenoso di medicinali beta-agonisti come l’isoprenalina. Se necessario

può essere istituita una elettrostimolazione cardiaca temporanea.

5. PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: terapia cardiaca, codice ATC: C01EB17

Meccanismo d’azione

L’ivabradina è un medicinale che riduce in modo selettivo la frequenza cardiaca, agendo attraverso

una inibizione selettiva e specifica della corrente pacemaker cardiaca I

f , che controlla la

depolarizzazione diastolica spontanea nel nodo del seno e regola la frequenza cardiaca. Gli effetti

cardiaci sono specifici per il nodo del seno senza effetti sui tempi di conduzione intra-atriale,

atrioventricolare o intraventricolare, né sulla contrattilità miocardica o sulla ripolarizzazione

ventricolare.

L’ivabradina può interagire anche con la corrente I

h presente nella retina e che ha caratteristiche molto

vicine a quella della corrente cardiaca I

f . Questa corrente interviene nel processo di risoluzione

temporale del sistema visivo, riducendo la risposta retinica agli stimoli luminosi intensi. In alcune

circostanze scatenanti (ad es. rapidi cambiamenti della luminosità), una parziale inibizione di I

h da

parte dell’ivabradina è alla base dei fenomeni luminosi che possono essere occasionalmente riferiti

dai pazienti. I fenomeni luminosi (fosfeni) sono descritti come un’aumentata luminosità transitoria in

un’area limitata del campo visivo (vedere paragrafo 4.8).

Effetti farmacodinamici

La principale proprietà farmacodinamica dell’ivabradina nell’uomo è una specifica riduzione dose

dipendente della frequenza cardiaca. L’analisi della riduzione della frequenza cardiaca con dosi fino a

20 mg due volte al giorno, indica che vi è la tendenza a raggiungere un plateau, il che è in accordo con

il rischio ridotto di avere gravi bradicardie con una frequenza inferiore a 40 bpm (vedere paragrafo

4.8).

Alle dosi normalmente raccomandate, la riduzione della frequenza cardiaca è di circa 10 bpm a riposo

e durante esercizio. Questo porta ad una riduzione del carico di lavoro cardiaco e del consumo di

ossigeno da parte del miocardio. L’ivabradina non influenza la conduzione intracardiaca, la

contrattilità (assenza di effetto inotropo negativo) o la ripolarizzazione ventricolare:

- negli studi clinici elettrofisiologici, l’ivabradina non ha avuto effetto sui tempi di conduzione

atrioventricolare o intraventricolare o sull’intervallo QT corretto;

- in pazienti con disfunzione del ventricolo sinistro (frazione di eiezione del ventricolo sinistro

(LVEF) tra 30 e 45%), l’ivabradina non ha avuto nessun effetto negativo sulla frazione di

eiezione.

Efficacia e sicurezza clinica

L’efficacia antianginosa e anti-ischemica di Corlentor è stata valutata in cinque studi clinici,

randomizzati, in doppio cieco (tre contro placebo, e gli altri rispettivamente verso atenololo e

amlodipina). Questi studi hanno incluso un totale di 4.111 pazienti con angina pectoris cronica stabile,

di cui 2.617 trattati con ivabradina.

L’ivabradina 5 mg due volte al giorno è risultata essere efficace sui parametri del test ergometrico

entro 3-4 settimane di trattamento. L’efficacia è stata confermata con la dose di 7,5 mg due volte al

giorno. In particolare, il beneficio addizionale rispetto alla dose di 5 mg due volte al giorno è stato

stabilito in uno studio controllato di confronto verso atenololo: la durata totale dell’esercizio valutata

al valore minimo di efficacia era aumentata di circa 1 minuto dopo un mese di trattamento con 5 mg

due volte al giorno e migliorava ulteriormente di quasi 25 secondi dopo un successivo periodo di

3 mesi di titolazione forzata a 7,5 mg due volte al giorno. In questo studio, i benefici antianginosi e

anti-ischemici dell’ivabradina sono stati confermati in pazienti con età > 65 anni. L’efficacia di 5 e

7,5 mg due volte al giorno sui parametri del test ergometrico è risultata essere coerente in tutti gli

studi (durata totale dell’esercizio, tempo all’interruzione della prova da sforzo da dolore anginoso,

tempo di comparsa del dolore anginoso e tempo di comparsa dello slivellamento di 1 mm del tratto

ST) ed è stata associata con una diminuzione di circa il 70% nella frequenza degli attacchi anginosi.

Lo schema di somministrazione di due volte al giorno ha dato un’efficacia uniforme per le 24 ore.

In uno studio randomizzato controllato verso placebo condotto su 889 pazienti, ivabradina

somministrata in aggiunta a 50 mg di atenololo una volta al giorno ha dimostrato una efficacia

aggiuntiva su tutti i parametri del test da sforzo (ETT) a valle dell’attività del medicinale (12 ore

dopo l’assunzione orale).

In uno studio randomizzato controllato vs placebo condotto su 725 pazienti, l’ivabradina non ha

mostrato un’efficacia additiva in aggiunta all’amlodipina al valore minimo dell’attività del medicinale

(12 ore dopo l’assunzione orale) mentre un’efficacia additiva è stata dimostrata al picco (3-4 ore dopo

l’assunzione orale).

L’efficacia dell’ivabradina si è totalmente mantenuta durante i periodi di trattamento di 3 o 4 mesi,

nel corso degli studi clinici di efficacia. Non c’è stata evidenza di sviluppo di tolleranza

farmacologica (perdita di efficacia) durante il trattamento, né di fenomeni di rebound dopo la brusca

interruzione del trattamento. Gli effetti antianginosi e anti-ischemici dell’ivabradina erano associati

con la riduzione dose dipendente della frequenza cardiaca e con una significativa riduzione del doppio

prodotto (frequenza cardiaca x pressione arteriosa sistolica) a riposo e durante l’esercizio. Gli effetti

sulla pressione arteriosa e sulla resistenza vascolare periferica erano minori e clinicamente non

significativi.

Una riduzione prolungata della frequenza cardiaca è stata dimostrata in pazienti trattati con ivabradina

per almeno un anno (n = 713). Non è stata osservata alcuna influenza sul metabolismo lipidico o

glucidico.

L’efficacia antianginosa e anti-ischemica dell’ivabradina si mantiene anche nei pazienti diabetici

(n = 457) con un profilo di sicurezza simile a quello osservato nella popolazione generale.

Un ampio studio di outcome, BEAUTIFUL, è stato condotto su 10917 pazienti con coronaropatia e

disfunzione ventricolare sinistra (LVEF < 40%) con ivabradina in aggiunta alla terapia ottimale di

base, in cui l’86,9% dei pazienti era in trattamento con beta-bloccanti. Il principale criterio di

efficacia era composto da morte cardiovascolare, ospedalizzazione per infarto miocardico acuto o

ospedalizzazione per la nuova insorgenza o il peggioramento di insufficienza cardiaca. Lo studio non

ha mostrato differenze nel tasso di outcome primario composito nel gruppo ivabradina rispetto al

gruppo placebo (rischio relativo ivabradina:placebo 1,00, p=0.945).

Nell’analisi a posteriori di un sottogruppo di pazienti con angina sintomatica alla randomizzazione

(n=1507), non sono state rilevate segnalazioni di sicurezza relativamente a morte cardiovascolare,

ospedalizzazione per infarto miocardico acuto o insufficienza cardiaca (ivabradina 12,0% verso

placebo 15,5%, p= 0,05).

5.2 Proprietà farmacocinetiche

In condizioni fisiologiche, l’ivabradina viene rapidamente rilasciata dalle compresse ed è altamente

solubile in acqua (>10 mg/ml). L’ivabradina è l’enantiomero S e nessuna bioconversione è stata

dimostrata in vivo. Il derivato N-demetilato dell’ivabradina è stato identificato come il principale

metabolita attivo nell’uomo.

Assorbimento e biodisponibilità

L’ivabradina è rapidamente e quasi completamente assorbita dopo somministrazione orale con un

picco plasmatico raggiunto in circa un’ora, in condizioni di digiuno. La biodisponibilità assoluta delle

compresse rivestite con film è di circa il 40%, a causa dell’effetto di primo passaggio nell’intestino e

nel fegato.

Il cibo ritarda l’assorbimento di circa un’ora e ne aumenta la presenza nel plasma dal 20 al 30%. Si

raccomanda di assumerela compressa durante i pasti per diminuire la variabilità di concentrazione

intra-individuale (vedere paragrafo 4.2).

Distribuzione

L’ivabradina si lega alle proteine plasmatiche per circa il 70% e, nei pazienti, il volume di

distribuzione allo stato stazionario è vicino a 100 l. La concentrazione plasmatica massima in seguito

a somministrazione cronica alla dose raccomandata di 5 mg due volte al giorno è di 22 ng/ml

(CV=29%). La concentrazione plasmatica media allo stato stazionario è 10 ng/ml (CV=38%).

Biotrasformazione

L’ivabradina è estensivamente metabolizzata dal fegato e dall’intestino da ossidazioni catalizzate solo

dal citocromo P450 3A4 (CYP3A4). Il principale metabolita attivo è il derivato N-demetilato

(S18982), con una concentrazione di circa il 40% di quella della molecola madre. Anche il

metabolismo di questo metabolita attivo coinvolge il CYP3A4. L’ivabradina ha una bassa affinità per

il CYP3A4, non mostra induzione o inibizione clinicamente rilevante del CYP3A4 ed è perciò

improbabile che modifichi il metabolismo o le concentrazioni plasmatiche di substrati del CYP3A4.

Al contrario, potenti inibitori ed induttori possono modificare sostanzialmente le concentrazioni

plasmatiche dell’ivabradina (vedere paragrafo 4.5).

Eliminazione

L’ivabradina viene eliminata con un’emivita principale di 2 ore (70-75% dell’AUC) nel plasma e con

un’emivita effettiva di 11 ore. La clearance totale è circa 400 ml/min e la clearance renale è circa

70 ml/min. L’escrezione dei metaboliti avviene in parti uguali con le feci e le urine. Circa il 4% di una

dose orale è escreto immodificato nelle urine.

Linearità/Non Linearità

Le cinetiche dell’ivabradina sono lineari nel range di dosi orali compreso tra 0,5-24 mg.

Popolazioni particolari

- Anziani: non sono state osservate differenze farmacocinetiche (AUC e Cmax) tra i pazienti

anziani (≥ 65 anni) o molto anziani (≥ 75 anni) e la popolazione generale (vedere paragrafo

4.2).

- Insufficienza renale: l’impatto della compromissione renale (clearance della creatinina da 15 a

60 ml/min) sulla farmacocinetica dell’ivabradina è minimo, in accordo con il modesto

contributo fornito dalla clearance renale (circa il 20%) all’escrezione totale dell’ivabradina e

del suo principale metabolita S18982 (vedere paragrafo 4.2).

- Insufficienza epatica: in pazienti con lieve insufficienza epatica (punteggio Child Pugh fino a

7), l’AUC dell’ivabradina libera e del suo principale metabolita attivo è più alta di circa il 20%

rispetto ai soggetti con una normale funzione epatica. I dati sono insufficienti per trarre

conclusioni in pazienti con moderata insufficienza epatica. Non vi sono dati disponibili in

pazienti con grave insufficienza epatica (vedere paragrafo 4.2 e 4.3).

Relazione farmacocinetica/farmacodinamica (PK/PD)

L’analisi della relazione PK/PD ha mostrato che la frequenza cardiaca diminuisce praticamente in

modo lineare all’aumentare delle concentrazioni plasmatiche di ivabradina e S18982 per dosi fino a

15-20 mg due volte al giorno. A dosi più alte, la diminuzione della frequenza cardiaca non è più

proporzionale alle concentrazioni plasmatiche di ivabradina e tende a raggiungere un plateau. Alte

concentrazioni di ivabradina, che possono aversi quando l’ivabradina è somministrata insieme a

potenti inibitori del CYP3A4, possono risultare in un’eccessiva diminuzione della frequenza cardiaca

sebbene questo rischio sia ridotto con moderati inibitori del CYP3A4 (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 4.5).

5.3 Dati preclinici di sicurezza

I dati non-clinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di safety

pharmacology, tossicità a dosi ripetute, genotossicità, potenziale cancerogeno. Studi di tossicità

riproduttiva hanno mostrato che l’ivabradina non ha nessun effetto sulla fertilità di ratti maschi e

femmine. Quando animali gravidi sono stati trattati durante l’organogenesi con dosaggi vicini a quelli

terapeutici, si è osservata una più alta incidenza di feti con difetti cardiaci nei ratti e un piccolo

numero di feti con ectrodattilia nei conigli.

In cani trattati con ivabradina (dosi di 2, 7 o 24 mg/kg/die) per un anno, sono state osservate

variazioni reversibili della funzione retinica, che però non erano associate a danni alle strutture

oculari. Questi dati sono coerenti con gli effetti farmacologici dell’ivabradina e sono da attribuire alla

sua interazione con la corrente I

h attivata in iperpolarizzazione, presente nella retina, e che condivide

una ampia omologia con la corrente pacemaker cardiaca I

f .

Altri studi a dosi ripetute a lungo termine e studi di cancerogenesi non hanno evidenziato alcun

cambiamento di rilevanza clinica.

Valutazione del Rischio Ambientale (Environmental Risk Assessment, ERA)

La valutazione del rischio ambientale di ivabradina è stata condotta in accordo con le linee guida

europee di ERA.

Gli esiti di queste valutazioni sono a sostegno dell’assenza di un rischio ambientale di ivabradina e

ivabradina non costituisce un pericolo per l’ambiente.

6. INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

6.1 Elenco degli eccipienti

Nucleo

Lattosio monoidrato

Magnesio stearato (E470B)

Amido di mais

Maltodestrina

Silice colloidale anidra (E551)

Film di rivestimento

Ipromellosa (E464)

Titanio diossido (E171)

Macrogol 6000

Glicerolo (E422)

Magnesio stearato (E470B)

Ossido di ferro giallo (E172)

Ossido di ferro rosso (E172)

6.2 Incompatibilità

Non pertinente.

6.3 Periodo di validità

3 anni

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Blister Alluminio/PVC contenuto in scatole di cartone.

Confezioni

Confezioni con calendario contenenti 14, 28, 56, 84, 98, 100 o 112 compresse rivestite con film.

E’ possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento

Nessuna istruzione particolare.

7. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

Les Laboratoires Servier

22 rue Garnier

92200 Neuilly-sur-Seine

Francia

8. NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

EU/1/05/317/001-007

9. DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE

Data della prima autorizzazione: 25/10/2005

Data dell’ultimo rinnovo: 31/08/2010

10. DATA DI REVISIONE DEL TESTO

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web della Agenzia Europea

dei Medicinali : http://www.ema.europa.eu/

Non ci sono avvisi di sicurezza relativi a questo prodotto.

26-1-2016

Ivabradina migliora i parametri di qualità della vita correlati all'angina. Lo affermano i pazienti [Cardio]

Ivabradina migliora i parametri di qualità della vita correlati all'angina. Lo affermano i pazienti [Cardio]

Secondo uno studio pubblicato online su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, nei pazienti con angina pectoris il trattamento con ivabradina si associa a significativi miglioramenti di alcuni parametri di qualità della vita correlati all'angina.

Italia - PharmaStar

8-1-2016

Ivabradina migliora la qualità di vita nei pazienti con angina [Cardio]

Ivabradina migliora la qualità di vita nei pazienti con angina [Cardio]

Un'analisi dello studio SIGNIFY pubblicata su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, i pazienti assegnati a ricevere ivabradina hanno mostrato una riduzione del numero di episodi di angina e una migliore stabilità dell'angina a un anno, rispetto al placebo, anche se non sono state osservate differenze nelle misure della limitazione fisica.

Italia - PharmaStar

8-10-2015

Coronaropatia con ischemia da esercizio fisico: ivabradina limita il miocardio stordito e ibernato  [Cardio]

Coronaropatia con ischemia da esercizio fisico: ivabradina limita il miocardio stordito e ibernato [Cardio]

L'ivabradina riduce sia la disfunzione ventricolare sinistra (LV) acuta sia lo stordimento (stunning) miocardico in pazienti con malattia coronarica (CAD) e ischemia inducibile dall'esercizio fisico.

Italia - PharmaStar