Bonviva

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Opinber matsskýrsla PAR
Virkt innihaldsefni:
acido ibandronico
Fáanlegur frá:
Atnahs Pharma Netherlands B.V.
ATC númer:
M05BA06
INN (Alþjóðlegt nafn):
ibandronic acid
Meðferðarhópur:
Farmaci per il trattamento delle malattie ossee
Lækningarsvæði:
Osteoporosi, postmenopausa
Ábendingar:
Trattamento dell'osteoporosi nelle donne in postmenopausa ad aumentato rischio di fratture (vedere paragrafo 5. Una riduzione del rischio di fratture vertebrali è stata dimostrata l'efficacia su frattura del collo del femore non è stata stabilita.
Vörulýsing:
Revision: 25
Leyfisstaða:
autorizzato
Leyfisnúmer:
EMEA/H/C/000501
Leyfisdagur:
2004-02-23
EMEA númer:
EMEA/H/C/000501

Skjöl

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Samantekt á eiginleikum vöru Samantekt á eiginleikum vöru - norskt bókmál
Opinber matsskýrsla Opinber matsskýrsla - króatíska

B. FOGLIO ILLUSTRATIVO

Foglio Illustrativo: informazioni per l’utilizzatore

Bonviva

150 mg compresse rivestite con film

acido ibandronico

Legga attentamente questo foglio prima di prendere questo medicinale perché contiene

importanti informazioni per lei.

Conservi questo foglio. Potrebbe aver bisogno di leggerlo di nuovo.

Se ha qualsiasi dubbio, si rivolga al medico o al farmacista.

Questo medicinale è stato prescritto soltanto per lei. Non lo dia ad altre persone, anche se i

sintomi della malattia sono uguali ai suoi, perché potrebbe essere pericoloso.

Se si manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si

rivolga al medico o al farmacista. Vedere paragrafo 4.

Contenuto di questo foglio:

Pianificazione dell’assunzione di Bonviva con adesivi staccabili per il suo calendario personale

Che cos'è Bonviva e a cosa serve

Cosa deve sapere prima di prendere Bonviva

Come prendere Bonviva

Possibili effetti indesiderati

Come conservare Bonviva

Contenuto della confezione e altre informazioni

1.

Che cos’ è Bonviva e a cosa serve

Bonviva appartiene a un gruppo di farmaci chiamati bisfosfonati. Contiene il principio attivo acido

ibandronico. Bonviva può invertire la perdita ossea bloccando una maggior perdita di osso e

aumentando la massa ossea in molte donne che lo assumono, anche se non saranno in grado di vedere

o percepire una differenza. Bonviva può aiutare a diminuire la possibilità che si verifichino rotture

ossee (fratture). Questa riduzione delle fratture è stata dimostrata per la colonna vertebrale ma non per

l’anca.

Bonviva le è stato prescritto per trattare l’osteoporosi post-menopausale perché ha un elevato

rischio di fratture. L’osteoporosi consiste in un assottigliamento e in un indebolimento delle ossa,

fenomeno comune nelle donne dopo la menopausa. Alla menopausa, le ovaie della donna cessano di

produrre un ormone femminile, l’estrogeno, che favorisce il mantenimento di uno scheletro sano.

Prima una donna raggiunge la menopausa, maggiore è il rischio di fratture nell’osteoporosi.

Altri fattori che possono far aumentare il rischio di fratture sono:

assunzione non adeguata di calcio e vitamina D con gli alimenti;

il fumo o l’abitudine di bere troppi alcoolici;

insufficiente attività fisica (camminare o svolgere altra attività sotto carico);

familiarità per osteoporosi.

Anche uno stile di vita sano la aiuterà ad ottenere il massimo beneficio dal trattamento. Questo

comprende:

seguire una dieta bilanciata ricca in calcio e vitamina D;

camminare o svolgere altra attività sotto carico;

non fumare e non bere troppi alcoolici.

2.

Cosa deve sapere prima di prendere Bonviva

Non prenda Bonviva

se è allergico all’acido ibandronico o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo

medicinale (elencati al paragrafo 6);

se ha alcuni problemi alla gola/canale in cui passa il cibo (esofago), quali restringimenti o

difficoltà a deglutire;

se non è in grado di mantenere la posizione eretta in piedi o da seduti per almeno un’ora (60

minuti) di seguito;

se ha, o ha avuto in passato, ridotti livelli di calcio nel sangue. In questo caso si rivolga al

medico.

Avvertenze e precauzioni

L’effetto collaterale chiamato osteonecrosi della mandibola/mascella (grave degenerazione del tessuto

osseo della mandibola e della mascella) è stato riscontrato molto raramente dopo l’immissione in

commercio nei pazienti che assumono Bonviva per osteoporosi. L’osteonecrosi della

mandibola/mascella può presentarsi anche in seguito al termine del trattamento.

E’ importante cercare di prevenire lo sviluppo dell’osteonecrosi della mandibola/mascella dato che si

tratta di una condizione dolorosa che può essere difficile da trattare. Per ridurre il rischio di

sviluppare l’osteonecrosi della mandibola/mascella, ci sono diverse precauzioni da adottare.

Prima di ricevere il trattamento, riferisca al medico o all’infermiere (personale sanitario) se:

presenta qualche problema alla bocca o ai denti come scarsa salute dentale, malattie gengivali

o se ha in programma un’estrazione dentaria

non riceve cure dentarie di routine o non ha effettuato una visita di controllo odontoiatrica da

lungo tempo

è un fumatore (questo può aumentare il rischio di problemi dentali)

è stato trattato precedentemente con bifosfonati (usati per trattare o prevenire problemi ossei)

assume medicinali chiamati corticosteroidi (come il prednisolone o desametasone)

è affetto da cancro

Il suo medico può chiederle di sottoporsi a una visita odontoiatrica prima di iniziare il trattamento con

Bonviva.

Durante il trattamento, deve mantenere una buona igiene orale (inclusa una regolare pulizia dei

denti) ed effettuare visite di controllo odontoiatriche di routine. Se porta la dentiera deve assicurarsi

che si adatti in maniera appropriata alla sua bocca. Se è sottoposto a trattamenti odontoiatrici o se

dovesse essere sottoposto ad intervento chirurgico odontoiatrico (ad esempio estrazioni dentarie),

informi il suo medico riguardo al suo trattamento odontoiatrico e riferisca al dentista che è in

trattamento con Bonviva.

Contatti immediatamente il medico e il dentista se presenta qualche problema alla bocca o ai denti

come perdita di un dente, dolore o gonfiore, o lesioni non guarite o secrezioni, poichè questi

potrebbero essere segni di osteonecrosi della mandibola/mascella.

Alcune persone devono prestare particolare attenzione quando prendono Bonviva. Si rivolga al medico

prima di prendere Bonviva:

se presenta qualsiasi disturbo del metabolismo minerale (come la carenza di vitamina D);

se i suoi reni non funzionano normalmente;

se ha problemi di deglutizione o digestivi;

Si possono verificare irritazione, infiammazione o ulcerazione alla gola/canale in cui passa il cibo

(esofago) spesso con sintomi di dolore grave al torace, dolore grave dopo l'ingestione di cibo e/o

bevande, nausea grave, o vomito, soprattutto se non beve un bicchiere pieno di acqua e/o se si sdraia

entro un’ora dall’assunzione di Bonviva. Se sviluppa questi sintomi, interrompa l'assunzione di

Bonviva e informi il medico immediatamente (vedere paragrafo 3).

Bambini e adolescenti

Non somministrare Bonviva a bambini o adolescenti sotto i 18 anni.

Altri medicinali e Bonviva

Informi il medico o il farmacista se sta assumendo, ha recentemente assunto o potrebbe assumere

qualsiasi altro medicinale. Specialmente:

Integratori contenenti calcio, magnesio, ferro o alluminio, poiché essi potrebbero influenzare

gli effetti di Bonviva.

Acido acetilsalicilico e altri farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS) (inclusi

ibuprofene, diclofenac sodico e naprossene) che possono irritare lo stomaco e l’intestino.

Bonviva può avere lo stesso effetto. Stia particolarmente attenta se prende antidolorifici o

antinfiammatori contemporaneamente a Bonviva.

Dopo avere ingerito la compressa mensile di Bonviva, aspetti 1 ora prima di assumere qualsiasi

altro medicinale, comprese le compresse per digerire, gli integratori a base di calcio o le vitamine.

Bonviva con cibi e bevande

Non assuma Bonviva con cibi. Bonviva è meno efficace se assunto con del cibo.

Può bere acqua ma non altre bevande.

Dopo aver preso Bonviva, aspetti 1 ora prima di assumere cibo e altre bevande (vedere paragrafo 3

“Come prendere Bonviva”).

Gravidanza e allattamento

Bonviva può essere utilizzato solo da donne in post-menopausa e non deve essere assunto da donne

che sono ancora in grado di avere figli.

Non prenda Bonviva se è in gravidanza o allatta al seno.

Chieda consiglio al medico o al farmacista prima di prendere questo medicinale.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari

Può guidare e utilizzare macchinari poiché ci si aspetta che Bonviva abbia un effetto nullo o

trascurabile sulla capacità di guidare veicoli e azionare macchinari.

Bonviva contiene lattosio

Se il medico le ha riferito che non tollera o non digerisce alcuni zuccheri (ad esempio se ha

un’intolleranza al galattosio, una carenza di Lapp lattasi o ha problemi con l’assorbimento di glucosio-

galattosio), lo contatti prima di prendere questo medicinale.

3.

Come prendere Bonviva

Prenda questo medicinale seguendo sempre esattamente le istruzioni del medico. Se ha dubbi consulti

il medico o il farmacista.

La dose abituale di Bonviva è una compressa al mese.

Assunzione della sua compressa mensile

È importante seguire le seguenti istruzioni attentamente. Sono state pensate per aiutare la compressa di

Bonviva a raggiungere lo stomaco velocemente, così che vi siano meno probabilità che le provochi

irritazioni.

Prenda una compressa di Bonviva da 150 mg una volta al mese.

Scelga un giorno del mese che sia facile da ricordare. Per l’assunzione della compressa di

Bonviva può scegliere un determinato giorno del mese (ad esempio il 1° di ogni mese) o un

giorno della settimana (ad esempio la prima domenica di ogni mese), a seconda di ciò che

meglio si adatta alle sue abitudini.

Prenda la compressa di Bonviva almeno 6 ore dopo aver mangiato o bevuto qualunque cosa

che non sia l’acqua.

Prenda la compressa di Bonviva

appena alzata dal letto e

prima di assumere cibi e bevande (a stomaco vuoto).

Ingerisca la compressa con un intero bicchiere di acqua naturale (almeno 180 ml).

Non prenda la compressa con acqua con un’alta concentrazione di calcio, succo di frutta o qualsiasi

altra bevanda. Si consiglia di utilizzare acqua in bottiglia con un basso contenuto di minerali se si teme

che l’acqua del rubinetto presenti livelli potenzialmente elevati di calcio (acqua dura),

Ingerisca la compressa intera, non la mastichi, non la schiacci, né la faccia sciogliere in bocca.

Nell’ora successiva (60 minuti) all’assunzione della compressa

non si sdrai; se non mantiene la posizione eretta (in piedi o seduta), parte del medicinale

potrebbe refluire nell’esofago

non mangi nulla

non beva nulla (eccetto l’acqua se ne ha bisogno)

non prenda altri medicinali.

Dopo avere aspettato per un’ora può assumere cibo e bevande per il pasto del mattino. Dopo

avere mangiato, può anche sdraiarsi, se vuole, e prendere altri medicinali se necessario.

Proseguimento dell’assunzione di Bonviva

È importante continuare a prendere Bonviva ogni mese, finché il medico glielo prescrive. Dopo aver

assunto Bonviva per 5 anni, si rivolga al medico per sapere se continuare a prendere il farmaco.

Se prende più Bonviva di quanto deve

Se ha preso più di una compressa per errore, beva un intero bicchiere di latte e si rivolga subito al

medico.

Non si provochi il vomito e non si sdrai – questo potrebbe far sì che Bonviva irriti il suo esofago.

Se dimentica di prendere Bonviva

Se dimentica di prendere la compressa al mattino del giorno stabilito, non la prenda nel corso

della giornata.

Piuttosto, consulti il calendario e verifichi quando è prevista la successiva assunzione.

Se ha dimenticato di prendere la compressa nel giorno scelto e mancano solo da 1 a 7

giorni alla successiva assunzione programmata…

Non prenda mai due compresse di Bonviva nella stessa settimana. Deve attendere il giorno

della successiva assunzione programmata e prendere la compressa come sempre; quindi

continui a prendere una compressa una volta al mese nei giorni programmati segnati sul

calendario.

Se ha dimenticato di prendere la compressa nel giorno scelto e mancano più di 7 giorni

alla successiva assunzione programmata…

Deve prendere una compressa il mattino successivo al giorno in cui si è ricordata; quindi

continui a prendere una compressa una volta al mese nei giorni programmati segnati sul

calendario.

4.

Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone

li manifestino.

Si rivolga immediatamente a un infermiere o a un medico se nota la comparsa di uno dei

seguenti effetti indesiderati gravi - potrebbe essere necessario un trattamento medico urgente:

Non comuni (interessano fino a 1 su 100 persone):

forte dolore al petto, dolore intenso dopo avere ingerito cibo o bevande, nausea grave o vomito,

difficoltà a deglutire. Si può verificare una grave infiammazione della gola/canale in cui passa il

cibo, a volte con piaghe o costrizione della gola/canale in cui passa il cibo.

Rari (si interessano fino a 1 su 1000 persone):

prurito, gonfiore del viso, delle labbra, della lingua e della gola, con difficoltà respiratorie;

persistente dolore e infiammazione agli occhi;

un dolore nuovo, debolezza o fastidio alla coscia, all’anca o all’inguine. Si possono avere i primi

segni di una possibile frattura al femore non tipica.

Molto rari (interessano fino a 1 su 10.000 persone):

dolore o ferita nella bocca o della mandibola/mascella. Questi potrebbero essere i primi segni di

gravi problemi alla mandibola/mascella (necrosi, ovvero grave degenerazione e morte del tessuto

osseo della /mandibola/mascella)

si rivolga al medico in caso di dolore all’orecchio, secrezioni dall’orecchio e/o infezione

dell’orecchio. Questi episodi potrebbero essere segni di danno osseo all’orecchio;

reazione allergica grave, potenzialmente pericolosa per la vita.

reazioni avverse cutanee gravi

Altri possibili effetti indesiderati

Comuni (interessano fino a 1 su 10 persone):

mal di testa;

bruciore di stomaco, disturbi nella deglutizione, dolori allo stomaco o alla pancia (potrebbe essere

dovuto ad una infiammazione dello stomaco), indigestione, nausea, diarrea;

crampi muscolari, rigidità delle articolazioni e degli arti;

sintomi simil-influenzali, tra cui febbre, tremori e brividi, senso di malessere, dolore alle ossa e

muscoli e articolazioni doloranti. Parli con un infermiere o un medico se qualsiasi effetto diventa

fastidioso o dura più di un paio di giorni.

eruzione cutanea.

Non comuni (interessano fino a 1 su 100 persone):

capogiri;

flatulenza (gas intestinale, sensazione di gonfiore);

mal di schiena;

sensazione di stanchezza e sfinimento;

attacchi d’asma.

Rari (interessano fino a 1 su 1000 persone):

infiammazione del duodeno (prima parte dell'intestino) che causa dolore allo stomaco;

orticaria.

Segnalazione degli effetti indesiderati

Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga

al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il

sistema nazionale di segnalazione riportato nell’Allegato V. Segnalando gli effetti indesiderati lei può

contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.

5.

Come conservare Bonviva

Tenere questo medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.

Questo medicinale non richiede alcuna speciale condizione di conservazione.

Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sul cartone dopo “Scad.”. La data

di scadenza si riferisce all’ultimo giorno del mese.

Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista come

eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

6.

Contenuto della confezione e altre informazioni

Cosa contiene Bonviva

Il principio attivo è l’acido ibandronico. Una compressa contiene 150 mg di acido ibandronico

(come sodio monoidrato).

Gli altri componenti sono:

nucleo della compressa: lattosio monoidrato, povidone, cellulosa microcristallina, crospovidone,

acido stearico purificato, silice colloidale anidra;

rivestimento della compressa: ipromellosa, titanio diossido (E171), talco, macrogol 6000.

Descrizione dell’aspetto di Bonviva e contenuto della confezione

Le compresse di Bonviva sono di colore da bianco a biancastro, di forma allungata, marcate “BNVA”

su un lato e “150” sull’altro lato. Le compresse sono fornite in blister contenenti 1 o 3 compresse.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio:

Atnahs Pharma Netherlands B.V.

Strawinskylaan 3127

1077 ZX Amsterdam

Paesi Bassi

Produttore:

Waymade PLC

Sovereign House,

Miles Gray Road,

Basildon, Essex,

SS14 3FR

Regno Unito

Waymade PLC

Josselin Road

Burnt Mills Industrial Estate

Basildon,

SS13 1QF

Regno Unito

IL CSM Clinical Supplies Management GmbH

Marie-Curie-Strasse 8

Lörrach

Baden-Württemberg

79539, Germania

Questo foglio è stato aggiornato il

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea

dei Medicinali: http://www.ema.europa.eu/.

TESTO PER GLI ADESIVI DI PROMEMORIA

PIANIFICAZIONE DELL'ASSUNZIONE DI BONVIVA

Il dosaggio di Bonviva è di una compressa una volta al mese. Scelga un giorno del mese che sia facile

da ricordare:

sempre lo stesso giorno del mese (ad esempio il 1° giorno di ogni mese)

oppure lo stesso giorno della settimana (ad esempio la prima domenica di ogni mese).

Contrassegni i giorni sul calendario con gli adesivi staccabili che trova qui sotto.

Una volta presa la compressa, faccia un segno di spunta nella casella riportata sull’adesivo

ADESIVI STACCABILI PER IL SUO CALENDARIO PERSONALE

Compressa mensile

Compressa mensile

Compressa mensile

Bonviva

Bonviva

Bonviva

È importante continuare a prendere Bonviva tutti i mesi.

Foglio Illustrativo: informazioni per l’utilizzatore

Bonviva 3 mg soluzione iniettabile

acido ibandronico

Legga attentamente questo foglio prima di usare questo medicinale perché contiene importanti

informazioni per lei.

Conservi questo foglio. Potrebbe aver bisogno di leggerlo di nuovo.

Se ha qualsiasi dubbio, si rivolga al medico, al farmacista o all’infermiere.

Se si manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si

rivolga al medico, al farmacista o all’infermiere. Vedere paragrafo 4.

Contenuto di questo foglio:

Che cos'è Bonviva e a che cosa serve

Cosa deve sapere prima che le venga somministrato Bonviva

Come è somministrato Bonviva

Possibili effetti indesiderati

Come conservare Bonviva

Contenuto della confezione e altre informazioni

1.

Che cos’è Bonviva e a cosa serve

Bonviva appartiene a un gruppo di farmaci chiamati bisfosfonati. Contiene il principio attivo acido

ibandronico.

Bonviva può invertire la perdita ossea bloccando una maggior perdita di osso e aumentando la massa

ossea in molte donne che lo assumono, anche se non saranno in grado di vedere o percepire una

differenza. Bonviva può aiutare a diminuire la possibilità che si verifichino rotture ossee (fratture).

Questa riduzione delle fratture è stata dimostrata per la colonna vertebrale ma non per l’anca.

Bonviva le è stato prescritto per trattare l’osteoporosi post-menopausale perché ha un elevato

rischio di fratture. L’osteoporosi consiste in un assottigliamento e un indebolimento delle ossa,

fenomeno comune nelle donne dopo la menopausa. Alla menopausa, le ovaie della donna cessano di

produrre un ormone femminile, l’estrogeno, che favorisce il mantenimento di uno scheletro sano.

Prima una donna raggiunge la menopausa, maggiore è il rischio di fratture nell’osteoporosi.

Altri fattori che possono far aumentare il rischio di fratture sono:

assunzione non adeguata di calcio e vitamina D con gli alimenti;

fumare sigarette o bere troppi alcoolici;

insufficiente attività fisica (camminare o svolgere altra attività sotto carico);

familiarità per osteoporosi.

Uno stile di vita sano la aiuta ad ottenere il massimo beneficio dal suo trattamento. Questo

comprende:

seguire una dieta bilanciata ricca in calcio e vitamina D;

camminare o fare attività fisica sotto carico;

non fumare e non bere troppi alcoolici.

2.

Cosa deve sapere prima che le venga somministrato Bonviva

Non le deve essere somministrato Bonviva:

se ha, o ha avuto in passato, un basso livello di calcio nel sangue. Si rivolga al medico;

se è allergica all’acido ibandronico o ad uno qualsiasi degli altri componenti di questo

medicinale (elencati al paragrafo 6).

Avvertenze e precauzioni

L’effetto collaterale chiamato osteonecrosi della mandibola/mascella (grave degenerazione del tessuto

osseo della mandibola e della mascella) è stato riscontrato molto raramente dopo l’ immissione in

commercio nei pazienti che assumono Bonviva per osteoporosi. L’osteonecrosi della

mandibola/mascella può presentarsi anche in seguito al termine del trattamento.

E’ importante cercare di prevenire lo sviluppo dell’osteonecrosi della mandibola/mascella dato che si

tratta di una condizione dolorosa che può essere difficile da trattare. Per ridurre il rischio di

sviluppare l’osteonecrosi della mandibola/mascella, ci sono diverse precauzioni da adottare.

Prima di ricevere il trattamento, si riferisca al medico o infermiere (personale sanitario) se:

presenta qualche problema alla bocca o ai denti come scarsa salute dentale, malattie gengivali

o se ha in programma un’estrazione dentaria

non riceve cure dentarie di routine o non ha effettuato eseguito una visita di controllo

odontoiatrica da lungo tempo

è un fumatore ( questo può aumentare il rischio di problemi dentali)

è stato trattato precedentemente con bifosfonati ( usati per trattare o prevenire problemi ossei)

assume medicinali chiamati corticosteroidi (come il prednisolone o desametasone)

è affetto da cancro

Il suo medico può chiederle di sottoporsi a una visita odontoiatrica prima di iniziare il trattamento con

Bonviva.

Durante il trattamento, deve mantenere una buona igiene orale ( inclusa una regolare pulizia dei

denti) ed effettuare visite di controllo odontoiatriche di routine. Se porta la dentiera deve assicurarsi

che si adatti in maniera appropriata alla sua bocca. Se è sottoposto a trattamenti odontoiatrici o se

dovesse essere sottoposto ad intervento chirurgico odontoiatrico (ad esempio estrazione dentarie),

informi il suo medico riguardo al suo trattamento odontoiatrico e riferisca al dentista che è in

trattamento con Bonviva.

Contatti immediatamente il medico e il dentista se presenta qualche problema alla bocca o ai denti

come la perdita di un dente, dolore o gonfiore, o lesioni non guarite o secrezioni, poiché questi

potrebbero essere segni dell’osteonecrosi della mandibola/mascella

Alcuni pazienti devono prestare particolare attenzione quando usano Bonviva. Si rivolga al medico

prima che le venga somministrato Bonviva:

se ha, o ha avuto, problemi renali, insufficienza renale o ha avuto bisogno della dialisi, o se ha

altre malattie che possono colpire i reni;

se presenta qualsiasi disturbo del metabolismo minerale (come la carenza di vitamina D);

durante il trattamento con Bonviva deve assumere un’integrazione di calcio e vitamina D. Se

non è in grado di farlo, informi il medico;

se ha problemi di cuore e il medico consiglia di limitare l’assunzione giornaliera di liquidi.

Casi di reazione allergica grave, alcune volte fatali, sono stati riportati in pazienti trattati con acido

ibandronico per via endovenosa. Se si verifica uno dei seguenti sintomi, come la mancanza di

fiato/difficoltà di respirazione, sensazione di tensione in gola, gonfiore della lingua, capogiri, senso di

perdita di coscienza, arrossamento o gonfiore del viso, rush, nausea e vomito, si deve avvertire

immediatamente il medico o l’infermiere (vedere paragrafo 4).

Bambini e adolescenti

Non somministrare Bonviva a bambini o adolescenti sotto i 18 anni.

Altri medicinali e Bonviva

Informi il medico, l’infermiere o il farmacista se sta assumendo, ha recentemente assunto o potrebbe

assumere qualsiasi altro medicinale.

Gravidanza e allattamento

Bonviva può essere utilizzato solo da donne in post-menopausa e non deve essere assunto da donne

che sono ancora in grado di avere figli.

Non prenda Bonviva se è in gravidanza o allatta al seno.

Chieda consiglio al medico o la farmacista prima di prendere questo medicinale.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari

Può guidare e utilizzare macchinari poiché ci si aspetta che Bonviva abbia un effetto nullo o

trascurabile sulla capacità di guidare veicoli e azionare macchinari.

Bonviva contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per dose (3 ml), cioè è praticamente “senza

sodio”.

3.

Come è somministrato Bonviva

La dose raccomandata per l’iniezione endovenosa di Bonviva è di 3 mg (1 siringa preriempita) ogni 3

mesi.

L’iniezione deve essere somministrata in vena da un medico o da un operatore sanitario

qualificato/addestrato. Non deve auto-somministrarsi l’iniezione.

La soluzione iniettabile deve essere somministrata solo in vena e in nessun’altra parte del corpo.

Proseguimento della somministrazione di Bonviva

Per trarre il maggior beneficio dal trattamento è importante continuare a ricevere le iniezioni ogni

3 mesi, fino a quando il medico gliele prescrive. Bonviva può curare l’osteoporosi solo finché

proseguirà il trattamento, anche se non riuscirà a vedere o sentire la differenza. Dopo aver ricevuto

Bonviva per 5 anni, si rivolga al medico per sapere se continuare a ricevere Bonviva.

Deve anche prendere integratori di calcio e vitamina D, come indicato dal medico.

Se le viene somministrato più Bonviva di quanto si deve

I livelli di calcio, fosforo o magnesio nel sangue possono abbassarsi. Il medico può prendere

provvedimenti per correggere tali modificazioni e può prescriverle un’iniezione contenente questi

minerali.

Se viene dimenticata una dose di Bonviva

Prenda un appuntamento per farsi fare l’iniezione successiva il prima possibile. Quindi, riprenda a

farsi fare le iniezioni ogni 3 mesi dalla data dell’ultima iniezione.

4.

Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone

li manifestino.

Si rivolga immediatamente a un infermiere o a un medico se nota la comparsa di uno dei

seguenti effetti indesiderati gravi - potrebbe essere necessario un trattamento medico urgente:

Rari (interessano fino a 1 su 1000 persone):

prurito, gonfiore del viso, delle labbra, della lingua e della gola, con difficoltà respiratorie;

persistente dolore e infiammazione agli occhi (se prolungato);

un nuovo dolore, debolezza o fastidio alla coscia, all’anca o all’inguine. Si possono avere i primi

segni di una possibile frattura al femore non tipica.

Molto rari (interessano fino a 1 su 10.000 persone):

dolore o ferita nella bocca o della mandibola/mascella. Questi potrebbero essere i primi segni di

gravi problemi alla mandibola/mascella (necrosi, ovvero degenerazione e morte del tessuto osseo

della mandibola/mascella)

si rivolga al medico in caso di dolore all’orecchio, secrezioni dall’orecchio e/o infezione

dell’orecchio. Questi episodi potrebbero essere segni di danno osseo all’orecchio;

reazione allergica grave, potenzialmente pericolosa per la vita (vedere paragrafo 2).

reazioni avverse cutanee gravi

Altri possibili effetti indesiderati

Comuni (interessano fino a 1 su 10 persone):

mal di testa;

mal di stomaco (come la gastrite) o dolore alla pancia, indigestione, nausea, diarrea o stitichezza;

dolore ai muscoli, alle articolazioni, o alla schiena;

sensazione di stanchezza e sfinimento;

sintomi simil-influenzali, tra cui febbre, tremori e brividi, senso di malessere, dolore alle ossa e

muscoli e articolazioni doloranti. Parli con un infermiere o un medico se un qualsiasi effetto

diventa fastidioso o dura più di un paio di giorni;

rush.

Non comuni (interessano fino a 1 su 100 persone):

infiammazione di una vena;

dolore o lesioni al sito di iniezione;

dolore osseo;

sensazione di debolezza;

attacchi d’asma.

Rari (interessano fino a 1 su 1000 persone):

orticaria.

Segnalazione degli effetti indesiderati

Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga

al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il

sistema nazionale di segnalazione riportato nell’Allegato V. Segnalando gli effetti indesiderati lei può

contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.

5.

Come conservare Bonviva

Tenere questo medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.

Questo medicinale non richiede alcuna speciale condizione di conservazione.

Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sul cartone e sulla siringa dopo

“Scad.” o “EXP”. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno del mese.

La persona che somministra l’iniezione deve gettare via l’eventuale soluzione non utilizzata e mettere

la siringa e l’ago per iniezione usati in un contenitore di rifiuti idoneo.

6.

Contenuto della confezione e altre informazioni

Cosa contiene Bonviva

Il principio attivo è l’acido ibandronico. Una siringa preriempita contiene 3 mg di acido

ibandronico in 3 ml di soluzione (come sodio monoidrato).

Gli altri componenti sono sodio cloruro, acido acetico, sodio acetato triidrato e acqua per

preparazioni

iniettabili.

Descrizione dell’aspetto di Bonviva e contenuto della confezione

Bonviva 3 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita è una soluzione limpida e incolore. Ogni

siringa preriempita contiene 3 ml di soluzione. Bonviva è disponibile in confezioni da 1 siringa

preriempita e 1 ago per iniezione o 4 siringhe preriempite e 4 aghi per iniezione.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio e produttore

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Atnahs Pharma Netherlands B.V.

Strawinskylaan 3127

1077 ZX Amsterdam

Paesi Bassi

Produttore

Waymade PLC

Sovereign House,

Miles Gray Road,

Basildon, Essex,

SS14 3FR

Regno Unito

Waymade PLC

Josselin Road

Burnt Mills Industrial Estate

Basildon,

SS13 1QF

Regno Unito

Questo foglio è stato aggiornato il

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea dei

Medicinali: http://www.ema.europa.eu/.

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Le informazioni seguenti sono destinate esclusivamente agli operatori sanitari:

INFORMAZIONI PER GLI OPERATORI SANITARI

Per ulteriori informazioni consultare il riassunto delle caratteristiche del prodotto.

Somministrazione di Bonviva 3 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita:

Bonviva 3 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita deve essere iniettato per via endovenosa

nell’arco di 15-30 secondi.

La soluzione è irritante, perciò è importante attenersi rigorosamente alla via di somministrazione

endovenosa. Se inavvertitamente la si inietta nel tessuto che circonda la vena, le pazienti possono

andare incontro a irritazione locale, dolore e infiammazione nella sede di iniezione.

Bonviva 3 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita non deve essere miscelato con soluzioni

contenenti calcio (come la soluzione Ringer lattato o la calcieparina) o con altri medicinali

somministrati per via endovenosa. Qualora Bonviva venga somministrato in una linea di infusione

endovenosa pre-esistente, utilizzare solo soluzione fisiologica isotonica o soluzione di glucosio

50 mg/ml (5%).

Dose dimenticata:

In caso di dimenticanza di una somministrazione, effettuare l’iniezione appena possibile.

Successivamente, programmare le iniezioni ad intervalli di 3 mesi dalla data dell’ultima iniezione.

Sovradosaggio:

Non si hanno a disposizione informazioni specifiche sul trattamento di un sovradosaggio con Bonviva.

Sulla base della conoscenza di questa classe di composti, il sovradosaggio per via endovenosa può

comportare ipocalcemia, ipofosfatemia e ipomagnesiemia, con conseguente possibile parestesia. Nei

casi gravi può essere necessario infondere per via endovenosa dosi adeguate di calcio gluconato,

fosfato di potassio o di sodio e solfato di magnesio.

Consigli generali:

Bonviva 3 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita, come altri bisfosfonati somministrati per via

endovenosa, può provocare una riduzione transitoria dei valori della calcemia.

Prima di iniziare il trattamento con Bonviva iniettabile, occorre valutare e trattare in modo efficace

l’ipocalcemia e altri disturbi del metabolismo osseo e minerale. In tutte le pazienti è importante

un’assunzione adeguata di calcio e vitamina D. Tutte le pazienti devono assumere integratori di calcio

e vitamina D.

Le pazienti con malattie concomitanti o che usano medicinali che possono provocare effetti

indesiderati a livello renale, devono essere controllate periodicamente durante il trattamento, secondo

la buona pratica clinica.

La soluzione iniettabile, le siringhe e gli aghi per iniezione non utilizzati devono essere smaltiti in

conformità ai requisiti di legge locali.

ALLEGATO I

RIASSUNTO DELLE CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO

1.

DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE

Bonviva 150 mg compresse rivestite con film

2.

COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA

Ciascuna compressa rivestita con film contiene 150 mg di acido ibandronico (come, sodio

monoidrato).

Eccipiente(i) con effetti noti:

Contiene 154,6 mg di lattosio anidro (equivalenti a 162,75 mg di lattosio monoidrato).

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3.

FORMA FARMACEUTICA

Compressa rivestita con film.

Compresse rivestite con film di colore da bianco a biancastro, di forma allungata, marcate “BNVA” su

un lato e “150” sull’altro lato.

4.

INFORMAZIONI CLINICHE

4.1

Indicazioni terapeutiche

Trattamento dell’osteoporosi in donne in post-menopausa ad elevato rischio di frattura (vedere

paragrafo 5.1).

È stata dimostrata una riduzione del rischio di fratture vertebrali; non è stata stabilita l’efficacia sulle

fratture del collo del femore.

4.2

Posologia e modo di somministrazione

Posologia:

La dose raccomandata è una compressa rivestita con film da 150 mg una volta al mese. È preferibile

assumere la compressa nello stesso giorno di ogni mese.

Bonviva deve essere assunto dopo un digiuno notturno (di almeno 6 ore) e 1 ora prima dell’assunzione

di cibi e bevande (a parte l’acqua) del mattino (vedere paragrafo 4.5) o di qualsiasi altro medicinale o

integratore orali (compreso il calcio):

In caso di dimenticanza di una somministrazione, alle pazienti va indicato di prendere una compressa

di Bonviva da 150 mg il mattino successivo al giorno in cui si sono ricordate, a meno che non

manchino meno di 7 giorni alla successiva assunzione programmata.

In seguito le pazienti devono continuare ad assumere la compressa una volta al mese alla scadenza

programmata inizialmente.

Nel caso in cui manchino meno di 7 giorni alla successiva assunzione programmata, le pazienti

devono attendere fino al giorno della successiva assunzione e quindi continuare ad assumere una

compressa una volta al mese come programmato inizialmente.

Le pazienti non devono assumere due compresse nella stessa settimana.

Le pazienti devono ricevere un’integrazione di calcio e/o vitamina D se l’assunzione con gli alimenti è

inadeguata (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

Non è stata stabilità la durata ottimale del trattamento con bisfosfonati per l’osteoporosi. La necessità

di un trattamento continuativo deve essere rivalutata in ogni singola paziente periodicamente in

funzione dei benefici e rischi potenziali di Bonviva, in particolare dopo 5 o più anni d’uso.

Popolazioni particolari

Pazienti con insufficienza renale

In conseguenza della limitata esperienza clinica (vedere paragrafi 4.4 e 5.2) il trattamento con Bonviva

non è raccomandato nelle pazienti con una clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min.

Nelle pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata con clearance della creatinina pari o

superiore a 30 ml/min non è necessario alcun aggiustamento di dose.

Pazienti con insufficienza epatica

Non è richiesto alcun aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).

Popolazione anziana (>65 anni)

Non è richiesto alcun aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).

Popolazione pediatrica

Non vi è un uso indicato nei bambini sotto i 18 anni e Bonviva non è stato studiato in questa

popolazione (vedere paragrafi 5.1 e 5.2).

Modalità di somministrazione:

Per uso orale.

Le compresse devono essere deglutite intere con l’aiuto di un bicchiere di acqua (da 180 a

240 ml) con la paziente in posizione seduta o in piedi. Non deve essere utilizzata acqua ad

elevata concentrazione di calcio. Si consiglia di utilizzare acqua in bottiglia con un basso

contenuto di minerali se c’è un problema associato a livelli potenzialmente elevati di calcio

nell’acqua del rubinetto (acqua dura).

Le pazienti non devono sdraiarsi per 1 ora dopo l’assunzione di Bonviva.

L’acqua è l’unica bevanda che può essere assunta con Bonviva.

Le pazienti non devono né masticare né succhiare le compresse per il rischio di ulcerazioni

orofaringee.

4.3

Controindicazioni

Ipersensibilità all’acido ibandronico o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Ipocalcemia

Anomalie dell'esofago che ritardano lo svuotamento esofageo, come stenosi o acalasia

Incapacità di mantenere la posizione eretta in piedi o da seduti per almeno 60 minuti.

4.4

Avvertenze speciali e precauzioni d'impiego

Ipocalcemia

Un’esistente ipocalcemia deve essere corretta prima di iniziare la terapia con Bonviva. Anche altri

disturbi del metabolismo osseo e minerale devono essere trattati efficacemente. Un’adeguata

assunzione di calcio e vitamina D è importante in tutte le pazienti.

Irritazioni gastrointestinali

I bifosfonati somministrati oralmente possono causare irritazione locale del tratto superiore della

mucosa gastrointestinale. A causa di questi possibili effetti irritanti e del potenziale peggioramento

della patologia di base, occorre usare cautela quando Bonviva è somministrato a pazienti con problemi

del tratto gastrointestinale superiore in corso (per esempio esofago di Barrett, disfagia, altre malattie

esofagee, gastrite, duodenite o ulcere noti).

Eventi avversi quali esofagite, ulcere esofagee ed erosioni esofagee, in alcuni casi gravi e che

richiedono l'ospedalizzazione, raramente con sanguinamento o seguite da stenosi o perforazione

esofagea, sono stati riportati in pazienti in trattamento con bifosfonati orali. Il rischio di eventi avversi

gravi a livello esofageo sembra essere maggiore nei pazienti che non si sono attenuti alle istruzioni per

il dosaggio e/o che continuano ad assumere bifosfonati per via orale dopo lo sviluppo di sintomi

riferibili ad irritazione esofagea. I pazienti devono prestare particolare attenzione ed essere in grado di

attenersi alle istruzioni per il dosaggio (vedere paragrafo 4.2).

I medici devono essere attenti a qualsiasi segno o sintomo che segnala una possibile reazione esofagea

e i pazienti devono essere informati di sospendere Bonviva e rivolgersi al medico se sviluppano

disfagia, odinofagia, dolore retrosternale o insorgenza o peggioramento di pirosi.

Mentre nessun aumento del rischio è stato osservato negli studi clinici controllati, vi sono state

segnalazioni post-marketing di ulcere gastriche e duodenali con l’uso orale di bifosfonati, alcune delle

quali gravi ed associate a complicanze.

Dato che i farmaci antinfiammatori non steroidei e i bisfosfonati sono entrambi associati alla comparsa

di irritazione gastrointestinale, si deve usare cautela durante la somministrazione contemporanea.

Osteonecrosi della mandibola/mascella

Dopo l’immissione in commercio, l’osteonecrosi della mandibola/mascella è stata riportata molto

raramente nei pazienti che assumono Bonviva per l’osteoporosi (vedere paragrafo 4.8)

L’inizio del trattamento o di un nuovo ciclo di terapia deve essere ritardato nei pazienti con lesioni

aperte non cicatrizzate dei tessuti molli all’interno del cavo orale.

Si raccomanda una visita odontoiatrica con un’appropriata profilassi dentale e una valutazione

individuale del rapporto rischio/beneficio prima del trattamento con Bonviva in pazienti con fattori di

rischio concomitanti.

Si devono considerare i seguenti fattori di rischio quando si valuta il rischio di un paziente di

sviluppare l’osteonecrosi della mandibola/mascella:

Potenza del prodotto medicinale che inibisce il riassorbimento dell’osso (rischio più elevato

per i composti più potenti), via di somministrazione (rischio più alto con la somministrazione

per via parenterale) e dose cumulativa della terapia per il riassorbimento osseo

Cancro, condizioni di co-morbidità (es. anemia, coagulopatie, infezione), fumo

Terapie concomitanti: corticosteroidi, chemioterapia, inibitori dell’angiogenesi, radioterapia

alla testa e al collo

Scarsa igiene orale, malattia peridontale, dentiere scarsamente fissate, storia di patologia

dentale, procedure dentali invasive come ad esempio le estrazioni dentarie

Tutti i pazienti devono essere incoraggiati a mantenere una buona igiene orale, a sottoporsi ai controlli

odontoiatrici di routine , e a riportare immediatamente qualsiasi sintomo orale come mobilità dentale,

dolore o gonfiore, ulcere non guarite o secrezione durante il trattamento con Bonviva. Durante il

trattamento, le procedure dentali invasive possono essere effettuate solo dopo attenta considerazione e

devono essere evitate in stretta prossimità della somministrazione di Bonviva.

Il piano di trattamento dei pazienti che sviluppano l’osteonecrosi della mandibola/mascella deve essere

definito in stretta collaborazione con medico, dentista e chirurgo orale con esperienza

sull’osteonecrosi della mandibola/mascella. Un’interruzione temporanea del trattamento con Bonviva

deve essere presa in considerazione fino a che la condizione non si risolva e i fattori rischio

contribuenti siano mitigati laddove possibile. .

Osteonecrosi del canale uditivo esterno

È stata riportata osteonecrosi del canale uditivo esterno in concomitanza con l'uso di bisfosfonati,

prevalentemente in associazione con terapie alungo termine. Tra i possibili fattori di rischio

dell'osteonecrosi del canale uditivo esterno sono inclusi l'uso di steroidi e la chemioterapia e/o fattori

di rischio locali quali infezione o trauma. La possibilità di osteonecrosi del canale uditivo esterno deve

essere considerata in pazienti trattati con bisfosfonati che presentano sintomi a carico dell'orecchio,

incluse le infezioni croniche dell'orecchio

Fratture atipiche del femore

Sono state riportate fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore, principalmente in

pazienti in terapia da lungo tempo con bisfosfonati per l’osteoporosi. Queste fratture trasversali o

oblique corte, possono verificarsi in qualsiasi parte del femore a partire da

appena sotto

il piccolo

trocantere fino a

sopra

la linea sovracondiloidea. Queste fratture si verificano

spontaneamente

dopo un trauma minimo e alcuni pazienti manifestano dolore alla coscia o all’inguine, spesso associato

a evidenze di diagnostica per immagini di fratture da stress, settimane o mesi prima del verificarsi di

una frattura femorale completa. Le fratture sono spesso bilaterali; pertanto nei pazienti trattati con

bisfosfonati che hanno subito una frattura della diafisi femorale deve essere esaminato il femore

controlaterale. E’ stata riportata anche una limitata guarigione di queste fratture. Nei pazienti con

sospetta frattura atipica femorale si deve prendere in considerazione l’interruzione della terapia con

bisfosfonati in attesa di una valutazione del paziente basata sul rapporto beneficio rischio individuale.

Durante il trattamento con bisfosfonati i pazienti devono essere informati di segnalare qualsiasi dolore

alla coscia, all’anca o all’inguine e qualsiasi paziente che manifesti tali sintomi deve essere valutato

la presenza

di un’incompleta frattura del femore.

Insufficienza renale

A causa della limitata esperienza clinica, Bonviva non è raccomandato nelle pazienti con una

clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min (vedere paragrafo 5.2).

Intolleranza al galattosio

Questo medicinale contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al

galattosio, da deficit di Lapp lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono

assumere questo medicinale.

4.5

Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Interazione farmaco-cibo

La biodisponibilità orale dell’acido ibandronico è generalmente ridotta dalla presenza di cibo. In

particolare, i prodotti contenenti calcio, incluso il latte, e altri cationi polivalenti (quali alluminio,

magnesio e ferro) possono interferire con l’assorbimento di Bonviva, il che è in accordo con quanto

rilevato negli studi sull’animale. Le pazienti, perciò, devono assumere Bonviva dopo un digiuno

notturno (almeno 6 ore) e continuare a digiunare per 1 ora dopo l’assunzione di Bonviva (vedere

paragrafo 4.2).

Interazioni con altri medicinali

Dato che l’acido ibandronico non inibisce i principali isoenzimi epatici umani del P450 ed è stato

dimostrato che non induce il sistema dei citocromi epatici P450 nel ratto (vedere paragrafo 5.2), non

sono considerate probabili interazioni metaboliche. L’acido ibandronico è eliminato esclusivamente

mediante escrezione renale e non è sottoposto ad alcuna biotrasformazione.

Integratori a base di calcio, antiacidi e alcuni farmaci orali contenenti cationi polivalenti

Gli integratori a base di calcio, gli antiacidi e alcuni farmaci orali contenenti cationi polivalenti (quali

alluminio, magnesio e ferro) possono interferire con l’assorbimento di Bonviva. Pertanto le pazienti

non devono assumere altri farmaci per via orale per almeno 6 ore prima di assumere Bonviva e per 1

ora dopo l’assunzione di Bonviva.

Acido acetilsalicilico e FANS

Dal momento che l’acido acetilsalicilico, i farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS) e i

bifosfonati sono associati a irritazione gastrointestinale, durante la somministrazione concomitante

occorre prestare cautela (vedere paragrafo 4.4).

Bloccanti dei recettori H2 o inibitori della pompa protonica

Delle oltre 1500 pazienti arruolate nello studio BM16549, che metteva a confronto un regime

posologico mensile con uno giornaliero di acido ibandronico, il 14 % e il 18 % assumeva bloccanti dei

recettori H2 istaminergici o inibitori della pompa protonica, rispettivamente dopo uno e due anni. Tra

queste pazienti, l’incidenza di eventi a carico del tratto superiore dell’apparato gastrointestinale in

quelle trattate con 150 mg di Bonviva una volta al mese è risultata simile a quella nelle pazienti trattate

con 2,5 mg di acido ibandronico al giorno.

In volontari maschi sani e donne in post-menopausa, la ranitidina per via endovenosa ha determinato

un aumento della biodisponibilità dell’acido ibandronico del 20 % circa, probabilmente come risultato

della ridotta acidità gastrica. Dato che questo aumento, comunque, è nell’ambito della normale

variabilità della biodisponibilità dell’acido ibandronico, non sono ritenuti necessari aggiustamenti di

dose quando Bonviva viene somministrato in concomitanza con H2-antagonisti o altre sostanze attive

che aumentano il pH gastrico.

4.6

Fertilità, gravidanza e allattamento

Gravidanza

Bonviva è destinato a uso esclusivo delle donne in post-menopausa e non deve essere somministrato a

donne in età fertile.

Non vi sono dati adeguati provenienti dall’uso dell’acido ibandronico in donne in gravidanza. Gli studi

condotti nei ratti hanno evidenziato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Il rischio

potenziale per gli esseri umani non è noto.

Bonviva non deve essere usato durante la gravidanza.

Allattamento

Non è noto se l’acido ibandronico è escreto nel latte materno umano. Studi condotti su ratti femmine

che allattavano hanno mostrato bassi livelli di acido ibandronico nel latte materno dopo

somministrazione endovenosa.

Bonviva non deve essere usato nelle pazienti che allattano al seno.

Fertilità

Non vi sono dati sugli effetti dell’acido ibandronico nell’uomo. Negli studi di riproduzione condotti

nei ratti utilizzando la somministrazione orale, l’acido ibandronico ha ridotto la fertilità. Negli studi

condotti nei ratti utilizzando la somministrazione endovenosa, l’acido ibandronico ha ridotto la fertilità

a dosi giornaliere alte (vedere paragrafo 5.3).

4.7

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

Sulla base del profilo farmacodinamico e farmacocinetico e delle segnalazioni di reazioni avverse, si

può prevedere che Bonviva non ha nessuna o ha un’influenza trascurabile sulla capacità di guidare e

azionare macchinari.

4.8

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza

Le reazioni avverse più gravi che sono state riportate sono reazione anafilattica/shock, fratture atipiche

del femore, osteonecrosi della mandibola/mascella, irritazione gastrointestinale e infiammazione

oculare (vedere paragrafo “Descrizione di alcune reazioni avverse” e paragrafo 4.4).

Le reazioni avverse più frequentemente riportate sono artralgia e sintomi simil-influenzali. Questi

sintomi, in genere di breve durata, di intensità lieve o moderata, sono tipicamente associati alla prima

dose e di solito si risolvono nel corso di un trattamento continuativo senza bisogno di interventi

correttivi (vedere paragrafo “Malattia simil-influenzale”).

Elenco tabulato delle reazioni avverse

Nella tabella 1 è presentato un elenco completo delle reazioni avverse note. La sicurezza del

trattamento orale con acido ibandronico 2,5 mg una volta al giorno è stata valutata su 1251 pazienti

trattati in 4 studi clinici controllati verso placebo, di cui la maggior parte dei pazienti proveniva dallo

studio principale sulle fratture della durata di tre anni (MF4411).

Nello studio principale della durata di due anni su donne in post-menopausa affette da osteoporosi

(BM16549), la sicurezza complessiva di 150 mg di Bonviva una volta al mese è risultata simile a

quella di 2,5 mg di acido ibandronico al giorno. La percentuale complessiva delle pazienti che hanno

riportato una reazione avversa è stata del 22,7 % e 25,0 % con la somministrazione di 150 mg di

Bonviva una volta al mese, rispettivamente dopo uno e due anni. La maggioranza dei casi non ha

comportato l’interruzione del trattamento.

Le reazioni avverse sono elencate in accordo alla classificazione sistemica organica MedDRA e alla

categoria di frequenza. Le categorie di frequenza sono definite usando le seguenti convenzioni: molto

comune (>1/10), comune (≥ 1/100 a < 1/10), non comune (≥ 1/1.000 a < 1/100), raro (≥ 1/10.000 a <

1/1.000), molto raro (< 1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati

disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine

decrescente di gravità.

Tabella 1: Reazioni avverse verificatesi in donne in post-menopausa in trattamento con Bonviva

150 mg una volta al mese o con acido ibandronico 2,5 mg al giorno negli studi di fase III

BM16549 e MF4411 e nell’esperienza successiva alla commercializzazione.

Classificazione per

sistemi e organi

Comune

Non comune

Raro

Molto raro

Disturbi del

sistema

immunitario

Esacerbazione

dell’asma

Reazioni di

ipersensibilità

Reazione

anafilattica/shoc

Patologie del

sistema nervoso

Cefalea

Vertigini

Patologie

dell’occhio

Infiammazione

oculare

*†

Patologie

gastrointestinali*

Esofagite, gastrite,

malattia da reflusso

gastroesofageo,

dispepsia, diarrea,

dolore addominale,

nausea

Esofagite incluse

ulcerazioni

esofagee o stenosi

e disfagia,

vomito, flatulenza

Duodenite

Patologie della cute

e del tessuto

sottocutaneo

Rash

Angioedema,

edema del volto,

orticaria

Sindrome di

Stevens-Johnson

†, Eritema

Multiforme†,

Dermatite

bollosa†

Patologie del

sistema

muscoloscheletrico

e del tessuto

connettivo

Artralgia, mialgia,

dolore

muscoloscheletrico,

crampi muscolari,

rigidità

muscoloscheletrica

Lombalgia

Fratture atipiche

sottotrocanteriche e

diafisarie del

femore

Osteonecrosi

della

mandibola/masc

ella

*†

osteonecrosi del

canale uditivo

esterno

(reazione

avversa per la

classe dei

bisfosfonati)

Patologie

sistemiche e

condizioni relative

alla sede di

somministrazione

Malattia simil

influenzale*

Affaticamento

* Per ulteriori informazioni si veda sotto.

† Identificate durante l’esperienza successiva alla commercializzazione.

Descrizione di alcune reazioni avverse

Reazioni avverse gastrointestinali

Nello studio sul trattamento mensile sono state incluse pazienti con anamnesi positiva per patologie

gastrointestinali, comprese le pazienti affette da ulcera peptica, in assenza di sanguinamento o ricovero

ospedaliero recenti, e le pazienti affette da dispepsia o reflusso sotto controllo farmacologico. Per

queste pazienti non sono emerse differenze nell’incidenza degli eventi avversi a carico del tratto

superiore dell’apparato gastrointestinale tra il regime terapeutico con 150 mg una volta al mese e

quello con 2,5 mg al giorno.

Malattia simil-influenzale

La malattia simil-influenzale comprende eventi segnalati come reazioni di fase acuta o sintomi quali

mialgia, artralgia, febbre, brividi, affaticamento, nausea, perdita dell’appetito o dolore alle ossa.

Osteonecrosi della mandibola/mascella

Sono stati riportati casi di osteonecrosi della mandibola/mascella, prevalentemente in pazienti affetti

da cancro trattati con medicinali che inibiscono il riassorbimento osseo, come l’acido ibandronico

(vedere paragrafo 4.4). Casi di osteonecrosi della mandibola/mascella sono stati riportati in seguito

all’ immissione in commercio di acido ibandronico.

Infiammazione oculare

Con l’utilizzo dell’acido ibandronico, sono stati riportati eventi infiammatori oculari come uveiti,

episcleriti e scleriti. In alcuni casi, questi eventi non si sono risolti fino alla sospensione della terapia

con acido ibandronico.

Reazione anafilattica /shock

Casi di reazione anafilattica/shock, inclusi eventi fatali, si sono manifestati in pazienti trattati con

acido ibandronico per via endovenosa.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale

è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del

medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il

sistema nazionale di segnalazione riportato nell’Allegato V.

4.9

Sovradosaggio

Non si hanno a disposizione informazioni specifiche sul trattamento del sovradosaggio con Bonviva.

Comunque, sulla base delle conoscenze di questa classe di farmaci, il sovradosaggio orale può

determinare reazioni avverse del tratto gastrointestinale superiore (quali disturbi di stomaco, dispepsia,

esofagite, gastrite o ulcera) o ipocalcemia. Latte o antiacidi devono essere somministrati per legare

Bonviva e ogni reazione avversa deve essere trattata sintomaticamente. Proprio per il rischio di

irritazione esofagea, non deve essere indotto il vomito e la paziente deve restare in piedi.

5.

PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

5.1

Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Farmaci per il trattamento delle patologie ossee, bisfosfonati, codice

ATC: M05BA06

Meccanismo d’azione

L’acido ibandronico è un bisfosfonato estremamente potente, appartenente al gruppo dei bisfosfonati

contenenti azoto, che agisce selettivamente sul tessuto osseo e specificamente inibisce l’attività

osteoclastica senza influenzare direttamente la formazione dell’osso. Non interferisce con il

reclutamento degli osteoclasti. L’acido ibandronico porta a progressivi incrementi netti nella massa

ossea e a una ridotta incidenza di fratture mediante la riduzione dell’aumentato ricambio osseo verso i

valori pre-menopausali nelle pazienti post-menopausali.

Effetti farmacodinamici

L’azione farmacodinamica dell’acido ibandronico è l’inibizione del riassorbimento osseo. In vivo,

l’acido ibandronico previene la distruzione ossea indotta sperimentalmente, provocata dalla cessazione

dell’attività gonadica, da retinoidi, da tumori o da estratti tumorali. Nei ratti giovani (in rapida

crescita), è inibito anche il riassorbimento osseo endogeno, il che comporta un aumento della massa

ossea normale rispetto agli animali non trattati.

Modelli animali hanno confermato che l’acido ibandronico è un inibitore molto potente dell’attività

osteoclastica. Nei ratti in crescita, non vi sono evidenze di un difetto di mineralizzazione anche con

dosi 5.000 volte superiori a quella necessaria per il trattamento dell’osteoporosi.

La somministrazione a lungo termine, sia giornaliera che intermittente (con prolungati intervalli tra

una somministrazione e l’altra), nei ratti, cani e scimmie, è stata associata con la formazione di osso

nuovo di qualità normale e di resistenza meccanica conservata o aumentata, anche con dosi

nell’intervallo di tossicità. Nell’uomo l’efficacia dell’acido ibandronico sia per somministrazione

giornaliera che intermittente con un intervallo di 9-10 settimane tra una dose e l’altra è stata

confermata in uno studio clinico (MF4411) nel quale l’acido ibandronico ha dimostrato la sua efficacia

antifratturativa.

In modelli animali, l’acido ibandronico ha determinato modificazioni biochimiche indicative di una

inibizione dose-dipendente del riassorbimento osseo, tra cui la soppressione dei marcatori biochimici

urinari della degradazione del collagene osseo (quali la deossipiridinolina e gli N-telopeptidi a catena

crociata del collagene di tipo I (NTX)).

In uno studio di bioequivalenza di fase 1 condotto su 72 donne in post-menopausa trattate con 150 mg

per os ogni 28 giorni, per un totale di quattro somministrazioni, l’inibizione del CTX sierico in seguito

alla prima somministrazione è stata osservata già dopo 24 ore dalla stessa (inibizione mediana del

28 %); l’inibizione mediana massima (69 %) è stata osservata dopo 6 giorni. Successivamente alla

terza e alla quarta somministrazione, l’inibizione mediana massima a 6 giorni dalla somministrazione

è stata del 74 %, per scendere a un’inibizione mediana del 56 % 28 giorni dopo la quarta

somministrazione. In assenza di ulteriori somministrazioni, la soppressione dei marcatori biochimici

del riassorbimento osseo si riduce.

Efficacia clinica

I fattori di rischio indipendenti come, ad esempio, una bassa BMD, l’età, la presenza di fratture

pregresse, la familiarità per fratture, un elevato turnover osseo e un basso indice di massa corporea,

devono essere presi in considerazione al fine di identificare le donne ad elevato rischio di fratture

osteoporotiche.

Bonviva 150 mg una volta al mese

Densità minerale ossea (BMD)

In uno studio multicentrico, in doppio cieco, della durata di due anni (BM16549) condotto su donne in

post-menopausa con osteoporosi (BMD T-score basale della colonna lombare inferiore a -2,5 DS),

150 mg di Bonviva una volta al mese hanno dimostrato di essere efficaci almeno quanto 2,5 mg di

acido ibandronico al giorno nell’incrementare la BMD. Ciò è stato dimostrato sia dall’analisi primaria

a un anno che da quella di conferma relativa agli endpoint a due anni (Tabella 2).

Tabella 2: Variazione relativa media rispetto ai valori iniziali della BMD della colonna lombare,

dell’anca in toto, del collo del femore e del trocantere dopo un anno (analisi primaria) e

dopo due anni di trattamento (popolazione per protocollo) nello studio BM16549.

Dati a un anno dallo studio

BM16549

Dati a due anni dallo studio

BM16549

Variazioni relative medie

rispetto ai valori iniziali %

[IC 95%]

acido ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=318)

Bonviva

150 mg una

volta al mese

(N=320)

acido ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=294)

Bonviva

150 mg una

volta al mese

(N=291)

BMD della colonna

lombare L2-L4

3,9 [3,4-4,3]

4,9 [4,4-5,3]

5,0 [4,4-5,5]

6,6 [6,0-7,1]

BMD dell’anca in toto

2,0 [1,7-2,3]

3,1 [2,8-3,4]

2,5 [2,1-2,9]

4,2 [3,8-4,5]

BMD del collo del femore

1,7 [1,3-2,1]

2,2 [1,9-2,6]

1,9 [1,4-2,4]

3,1 [2,7-3,6]

BMD del trocantere

3,2 [2,8-3,7]

4,6 [4,2-5,1]

4,0 [3,5-4,5]

6,2 [5,7-6,7]

Inoltre, in un’analisi pianificata prospettivamente, 150 mg di Bonviva una volta al mese si sono

dimostrati superiori a 2,5 mg di acido ibandronico al giorno nell’incrementare i valori di BMD della

colonna lombare, a un anno (p=0,002) e a due anni (p<0,001).

A un anno (analisi primaria), il 91,3% (p=0,005) delle pazienti trattate con 150 mg di Bonviva una

volta al mese ha ottenuto un incremento della BMD della colonna lombare superiore o pari ai valori

iniziali (responder in termini di BMD) rispetto all’84,0% delle pazienti trattate con 2,5 mg di acido

ibandronico al giorno. A due anni, sono risultate responder il 93,5% (p=0,004) e l’86,4% delle pazienti

trattate con 150 mg di Bonviva una volta al mese o con 2,5 mg di acido ibandronico al giorno

rispettivamente.

Per quanto riguarda la BMD dell’anca in toto, a un anno il 90,0% (p<0,001) delle pazienti trattate con

150 mg di Bonviva una volta al mese e il 76,7% delle pazienti trattate con 2,5 mg di acido ibandronico

al giorno hanno riportato aumenti della BMD dell’anca in toto superiori o pari ai valori iniziali. A due

anni, il 93,4% (p<0,001) delle pazienti trattate con 150 mg di Bonviva una volta al mese e il 78,4%

delle pazienti trattate con 2,5 mg di acido ibandronico al giorno hanno riportato incrementi della BMD

dell’anca in toto superiori o pari ai valori iniziali.

Utilizzando un criterio più restrittivo, che associa la BMD della colonna lombare e quella dell’anca in

toto, l’83,9% (p<0,001) e il 65,7% delle pazienti trattate rispettivamente con 150 mg di Bonviva una

volta al mese o con 2,5 mg di acido ibandronico al giorno sono state classificate come responder a un

anno. A due anni, l’87,1% (p<0,001) e il 70,5% delle pazienti rispettivamente nel braccio dei 150 mg

al mese e in quello dei 2,5 mg al giorno hanno soddisfatto tale criterio.

Marcatori biochimici del turnover osseo

Riduzioni clinicamente significative dei livelli sierici del CTX sono state osservate in corrispondenza

di ogni misurazione, vale a dire a 3, 6, 12 e 24 mesi. Dopo un anno (analisi primaria), la variazione

relativa mediana rispetto ai valori iniziali è stata pari a -76% con 150 mg di Bonviva una volta al mese

e a -67% con 2,5 mg di acido ibandronico al giorno. A due anni, la variazione relativa mediana è stata

pari a -68% e a -62% rispettivamente nel braccio dei 150 mg al mese e in quello dei 2,5 mg al giorno.

A un anno, l’83,5% (p=0,006) delle pazienti trattate con 150 mg di Bonviva una volta al mese e il

73,9% delle pazienti trattate con 2,5 mg di acido ibandronico al giorno sono state classificate come

responder (cioè hanno riportato una riduzione

50 % rispetto ai valori iniziali). A due anni, il 78,7%

(p=0,002) e il 65,6% delle pazienti sono state classificate come responder, rispettivamente nel braccio

dei 150 mg al mese e in quello dei 2,5 mg al giorno.

Sulla base dei risultati dello studio BM16549 si prevede che 150 mg di Bonviva una volta al mese

siano efficaci almeno quanto 2,5 mg di acido ibandronico al giorno nella prevenzione delle fratture.

Acido ibandronico 2,5 mg al giorno

Nello studio iniziale sulle fratture della durata di tre anni, randomizzato, in doppio cieco, controllato

verso placebo (MF4411), è stata dimostrata una riduzione statisticamente significativa e clinicamente

rilevante nell’incidenza di nuove fratture vertebrali dal punto di vista radiologico, morfometrico e

clinico (Tabella 3). In questo studio, l’acido ibandronico è stato valutato alle dosi orali di 2,5 mg al

giorno e di 20 mg secondo un regime posologico intermittente esplorativo. L’acido ibandronico è stato

assunto 60 minuti prima dell’assunzione di cibi e bevande del mattino (periodo di digiuno post-

assunzione). Lo studio ha arruolato donne di età compresa tra i 55 e gli 80 anni, in post-menopausa da

almeno 5 anni, con una BMD a livello della colonna lombare da 2 a 5 DS sotto il valore medio pre-

menopausale (T-score) in almeno una vertebra (L1-L4) e che presentavano da una a quattro fratture

vertebrali prevalenti. Tutte le pazienti hanno ricevuto 500 mg di calcio e 400 UI di vitamina D al

giorno. L’efficacia è stata valutata in 2.928 pazienti. 2,5 mg di acido ibandronico somministrati una

volta al giorno hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante

nell’incidenza di nuove fratture vertebrali. Questo regime ha ridotto l’incidenza di nuove fratture

vertebrali apprezzabili radiologicamente del 62 % (p=0,0001) nei tre anni di durata dello studio. Una

riduzione del rischio relativo del 61 % è stata osservata dopo 2 anni (p=0,0006). Dopo 1 anno di

trattamento non è stata raggiunta una differenza statisticamente significativa (p=0,056). L’effetto

antifratturativo è risultato costante per tutta la durata dello studio. Non sono emerse indicazioni di una

riduzione dell’effetto nel tempo.

Anche l’incidenza di fratture vertebrali cliniche è stata ridotta significativamente del 49 % (p=0,011).

Il forte effetto sulle fratture vertebrali si è anche riflesso in una riduzione statisticamente significativa

del calo di statura rispetto al placebo (p<0,0001).

Tabella 3: Risultati dello studio sulle fratture della durata di 3 anni MF4411 (%, IC 95 %)

Placebo

(N=974)

acido ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=977)

Riduzione del rischio relativo di nuove fratture vertebrali

morfometriche

62 % (40,9-75,1)

Incidenza di nuove fratture vertebrali morfometriche

9,56 % (7,5-11,7)

4,68 % (3,2-6,2)

Riduzione del rischio relativo di fratture vertebrali

cliniche

49 %

(14,03-69,49)

Incidenza di fratture vertebrali cliniche

5,33 %

(3,73-6,92)

2,75 %

(1,61-3,89)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale -

colonna lombare

1,26 % (0,8-1,7)

6,54 % (6,1-7,0)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale - anca

in toto

-0,69 %

(-1,0 - -0,4)

3,36 %

(3,0-3,7)

L’effetto del trattamento con acido ibandronico è stato ulteriormente valutato con un’analisi della

sottopopolazione di pazienti che al basale presentavano un T-score della BMD della colonna lombare

inferiore a -2,5. La riduzione del rischio di fratture vertebrali è risultata fortemente in accordo con

quella osservata nella popolazione globale.

Tabella 4: Risultati dello studio sulle fratture della durata di 3 anni MF4411 (%, IC 95 %) nelle

pazienti che all’inizio presentavano un T-score della BMD della colonna lombare inferiore

a -2,5.

Placebo

(N=587)

acido ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=575)

Riduzione del rischio relativo di nuove fratture vertebrali

morfometriche

59 % (34,5-74,3)

Incidenza di nuove fratture vertebrali morfometriche

12,54 % (9,53-15,55)

5,36 % (3,31-7,41)

Riduzione del rischio relativo di fratture vertebrali cliniche

50 % (9,49-71,91)

Incidenza di fratture vertebrali cliniche

6,97 % (4,67-9,27)

3,57 % (1,89-5,24)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale -

colonna lombare

1,13 % (0,6-1,7)

7,01 % (6,5-7,6)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale - anca

in toto

-0,70 % (-1,1 - -0,2)

3,59 % (3,1-4,1)

Nella popolazione generale dello studio MF4411 non è stata osservata una riduzione delle fratture

non-vertebrali; comunque l’acido ibandronico giornaliero si è dimostrato efficace in una

sottopopolazione a rischio elevato (T-score della BMD del collo del femore < - 3,0), nella quale è stata

osservata una riduzione del rischio di fratture non-vertebrali del 69%.

Il trattamento giornaliero con 2,5 mg ha dato come risultato un progressivo aumento della BMD dello

scheletro a livello vertebrale e non vertebrale.

A tre anni l’aumento della BMD della colonna lombare in confronto a placebo è stato del 5,3 % e del

6,5 % rispetto al valore basale. Gli aumenti a livello dell’anca rispetto al basale sono stati del 2,8 % a

livello del collo femorale, del 3,4 % a livello dell’anca in toto e del 5,5 % a livello del trocantere.

I marcatori biochimici di turnover osseo (quali il CTX urinario e l’osteocalcina sierica) hanno

mostrato l’atteso quadro di soppressione ai livelli pre-menopausali e hanno raggiunto un massimo di

soppressione in un periodo di 3-6 mesi.

È stata osservata una riduzione clinicamente significativa del 50 % dei marcatori biochimici del

riassorbimento osseo già a un mese dall’inizio del trattamento con 2,5 mg di acido ibandronico.

Dopo l’interruzione del trattamento, si manifesta un ritorno ai valori patologici pre-trattamento di

elevato riassorbimento osseo associato all’osteoporosi post-menopausale.

L’analisi istologica delle biopsie ossee dopo due e tre anni di trattamento in donne in post-menopausa

ha mostrato che l’osso formato ha caratteristiche normali e che non esiste alcuna evidenza di un difetto

di mineralizzazione.

Popolazione pediatrica (vedere paragrafo 4.2 e 5.2)

Bonviva non è stato studiato nella popolazione pediatrica, quindi non sono disponibili dati di efficacia

e sicurezza per questa popolazione di pazienti.

5.2

Proprietà farmacocinetiche

Gli effetti farmacologici principali dell’acido ibandronico sull’osso non sono direttamente legati alle

effettive concentrazioni plasmatiche, come dimostrato da vari studi condotti sull’animale e sull’uomo.

Assorbimento

L’assorbimento dell’acido ibandronico nel tratto gastroenterico superiore è rapido dopo

somministrazione orale e le concentrazioni plasmatiche crescono proporzionalmente alla dose fino

all’assunzione orale di 50 mg, con incrementi più che proporzionali per dosi superiori. Le massime

concentrazioni plasmatiche osservate sono state raggiunte in 0,5-2 ore (mediana 1 ora) a digiuno e la

biodisponbilità assoluta è risultata di circa lo 0,6 %. L’entità dell’assorbimento è compromessa

dall’assunzione contemporanea di cibo o bevande (a parte l’acqua). La biodisponibilità è ridotta di

circa il 90 % quando l’acido ibandronico è somministrato con una colazione standard, in confronto alla

biodisponibilità rilevata in soggetti a digiuno. Non si verifica una significativa riduzione della

biodisponibilità se l’acido ibandronico è assunto 60 minuti prima dell’assunzione di cibi e bevande del

mattino. Sia la biodisponibilità sia l’aumento della BMD sono ridotti qualora cibi o bevande siano

assunti quando sono passati meno di 60 minuti dall’ingestione di acido ibandronico.

Distribuzione

Dopo l’iniziale esposizione sistemica, l’acido ibandronico si lega rapidamente all’osso o è escreto con

le urine. Nell’uomo il volume terminale apparente di distribuzione è di almeno 90 l e la percentuale

della dose che arriva all’osso è stimata essere il 40-50 % della dose circolante. Il legame proteico nel

plasma umano è approssimativamente dell’85 % - 87 % (determinato in vitro a concentrazioni

terapeutiche di medicinale) e perciò vi è un basso potenziale per interazioni farmacologiche dovute a

spiazzamento.

Biotrasformazione

Non vi sono evidenze che l’acido ibandronico sia metabolizzato negli animali o nell’uomo.

Eliminazione

La frazione assorbita di acido ibandronico è rimossa dalla circolazione mediante l’assorbimento da

parte dell’osso (stimata essere del 40-50 % nelle donne in post-menopausa) e la parte restante è

eliminata immodificata dal rene. La frazione non assorbita di acido ibandronico è eliminata

immodificata nelle feci.

L’intervallo delle emivite apparenti osservate è ampio, l’emivita terminale apparente è generalmente

nell’ambito delle 10-72 ore. Dal momento che i valori calcolati dipendono in gran parte della durata

dello studio, dalla posologia utilizzata e dalla sensibilità del test, è probabile che l’emivita terminale

reale sia notevolmente più lunga, come avviene per altri bifosfonati. I livelli plasmatici iniziali

diminuiscono rapidamente, raggiungendo il 10 % dei valori di picco rispettivamente entro 3 e 8 ore

dalla somministrazione endovenosa o da quella orale.

La clearance totale dell’acido ibandronico è bassa con valori medi compresi tra 84 e 160 ml/min. La

clearance renale (circa 60 ml/min in donne sane in post-menopausa) costituisce il 50-60 % della

clearance totale ed è correlata alla clearance della creatinina. Si ritiene che la differenza tra la

clearance totale apparente e quella renale rifletta la captazione da parte dell’osso.

La via secretoria non sembra comprendere sistemi di trasporto noti di tipo acido o basico coinvolti

nell’escrezione di altre sostanze attive. Inoltre, l’acido ibandronico non inibisce i principali isoenzimi

P450 epatici umani e non induce il sistema del citocromo P450 epatico nel ratto.

Farmacocinetica in speciali situazioni cliniche

Sesso

La biodisponibilità e la farmacocinetica dell’acido ibandronico sono simili negli uomini e nelle donne.

Razza

Non esistono evidenze di differenze interetniche clinicamente rilevanti tra asiatici e caucasici nella

disponibilità di acido ibandronico. Sono disponibili dati limitati su pazienti di origine africana.

Pazienti con insufficienza renale

La clearance renale dell’acido ibandronico nelle pazienti che presentano vari gradi di insufficienza

renale è correlata linearmente alla clearance della creatinina.

Non sono necessari aggiustamenti di dose per le pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata

(clearance della creatinina uguale o superiore a 30 ml/min), come dimostrato nello studio BM16549

nel quale la maggior parte delle pazienti presentava insufficienza renale da lieve a moderata.

I soggetti affetti da insufficienza renale grave (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min) che

assumevano una dose giornaliera orale di acido ibandronico di 10 mg per 21 giorni, hanno presentato

concentrazioni plasmatiche 2-3 volte superiori rispetto ai soggetti con funzionalità renale normale e la

clearance totale dell’acido ibandronico è stata di 44 ml/min. Dopo somministrazione endovenosa di

0,5 mg, le clearance totale, renale e non renale sono diminuite rispettivamente del 67 %, 77 % e 50 %

in soggetti affetti da insufficienza renale grave; tuttavia non è stata osservata una riduzione della

tollerabilità associata con l’aumento dell’esposizione. Per la limitata esperienza clinica, l’uso di

Bonviva non è raccomandato nelle pazienti con insufficienza renale grave (vedere paragrafi 4.2 e 4.4).

La farmacocinetica dell’acido ibandronico non è stata valutata in pazienti con malattia renale terminale

non sottoposte a emodialisi. La farmacocinetica dell’acido ibandronico in queste pazienti è

sconosciuta e l’acido ibandronico non deve essere utilizzato in questi casi.

Pazienti con insufficienza epatica (vedere paragrafo 4.2)

Non esistono dati di farmacocinetica per l’acido ibandronico in pazienti affette da insufficienza

epatica. Il fegato non svolge un ruolo significativo nell’eliminazione dell’acido ibandronico, che non è

metabolizzato ma è eliminato tramite escrezione renale e captazione da parte dell’osso. Perciò non

sono necessari aggiustamenti del dosaggio in pazienti affette da insufficienza epatica.

Popolazione anziana (vedere paragrafo 4.2)

In un’analisi multivariata, l’età non è risultata un fattore indipendente per nessuno dei parametri

farmacocinetici studiati. Dato che la funzione renale diminuisce con l’età, questo è l’unico fattore da

tenere in considerazione (vedere paragrafo sull’insufficienza renale).

Popolazione pediatrica (vedere paragrafi 4.2 e 5.1)

Non esistono dati sull’uso di Bonviva in questi gruppi di età.

5.3

Dati preclinici di sicurezza

Nel cane sono stati osservati effetti tossici, ad esempio segni di danno renale, soltanto ad esposizioni

considerate significativamente superiori all’esposizione massima nell’uomo, il che depone per una

scarsa rilevanza clinica.

Mutagenicità/Cancerogenicità

Non è stato osservato alcun segno di potenziale cancerogenicità. I test per la genotossicità non hanno

rilevato alcuna evidenza di attività genetica dell’acido ibandronico.

Tossicità riproduttiva

Non vi sono evidenze di un effetto tossico fetale diretto o teratogeno dell’acido ibandronico in ratti e

conigli trattati per os e non si sono verificati eventi avversi sullo sviluppo nella prole F

di ratto con

un’esposizione estrapolata almeno 35 volte superiore all’esposizione nell’uomo. Negli studi di

riproduzione condotti nei ratti utilizzando la somministrazione orale, gli effetti sulla fertilità

consistevano in una aumentata perdita di preimpianto alla dose di 1 mg/kg/die o superiore. Negli studi

di riproduzione condotti nei ratti utilizzando la somministrazione endovenosa, l’acido ibandronico ha

diminuito la conta degli spermatozoi alle dosi di 0,3 e 1 mg/kg/die e ha ridotto la fertilità nei maschi

alla dose di 1 mg/kg/die e nelle femmine alla dose di 1,2 mg/kg/die. Gli effetti avversi dell’acido

ibandronico negli studi di tossicità riproduttiva condotti sul ratto sono stati quelli osservati con i

bisfosfonati come classe di farmaci. Tra di essi, un ridotto numero di siti d’impianto, interferenza con

il parto naturale (distocia) e un aumento delle alterazioni viscerali (sindrome reno-pelvico-ureterale).

6.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

6.1

Elenco degli eccipienti

Nucleo della compressa

Lattosio monoidrato

Povidone

Cellulosa microcristallina

Crospovidone

Acido stearico

Silice colloidale anidra

Rivestimento della compressa

Ipromellosa

Titanio diossido (E171)

Talco

Macrogol 6000

6.2

Incompatibilità

Non pertinente.

6.3

Periodo di validità

5 anni.

6.4

Precauzioni particolari per la conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna speciale condizione di conservazione.

6.5

Natura e contenuto del contenitore

Bonviva compresse rivestite con film da 150 mg è fornito in blister (PVC/PVDC, sigillato con foglio

di alluminio) contenenti 1 o 3 compresse.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

6.6

Precauzioni particolari per lo smaltimento

Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità

alla normativa locale vigente. Il rilascio di medicinali nell’ambiente deve essere minimizzato.

7.

TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO

Atnahs Pharma Netherlands B.V.

Strawinskylaan 3127

1077 ZX Amsterdam

Paesi Bassi

8.

NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

EU/1/03/265/003

EU/1/03/265/004

9.

DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE

Data della prima autorizzazione: 23 febbraio 2004

Data del rinnovo più recente: 18 Dicembre 2013

10.

DATA DI REVISIONE DEL TESTO

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea

dei Medicinali: http://www.ema.europa.eu.

1.

DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE

Bonviva 3 mg soluzione iniettabile

2.

COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA

Una siringa preriempita da 3 ml di soluzione contiene 3 mg di acido ibandronico (come sodio

monoidrato).

La concentrazione di acido ibandronico nella soluzione iniettabile è 1 mg per ml.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3.

FORMA FARMACEUTICA

Soluzione iniettabile.

Soluzione limpida e incolore.

4.

INFORMAZIONI CLINICHE

4.1

Indicazioni terapeutiche

Trattamento dell’osteoporosi in donne in post-menopausa ad elevato rischio di frattura (vedere

paragrafo 5.1).

È stata dimostrata una riduzione del rischio di fratture vertebrali; non è stata stabilita l’efficacia sulle

fratture del collo del femore.

4.2

Posologia e modo di somministrazione

Ai pazienti trattati con Bonviva deve essere consegnato il foglio illustrativo e la scheda di promemoria

per il paziente.

Posologia

La dose raccomandata di acido ibandronico è di 3 mg, somministrata per iniezione endovenosa

nell’arco di 15 - 30 secondi, ogni 3 mesi.

Le pazienti devono ricevere un supplemento di calcio e vitamina D (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

In caso di dimenticanza di una somministrazione, effettuare l’iniezione appena possibile.

Successivamente, programmare le iniezioni ad intervalli di 3 mesi dalla data dell’ultima iniezione.

Non è stata stabilita la durata ottimale del trattamento con bisfosfonati per l’osteoporosi. La necessità

di un trattamento continuativo deve essere rivalutata in ogni singola paziente periodicamente in

funzione dei benefici e rischi potenziali di Bonviva, in particolare dopo 5 o più anni d’uso.

Popolazioni particolari

Pazienti con insufficienza renale

L’iniezione di Bonviva non è raccomandata nelle pazienti con creatininemia superiore a 200 μmol/l

(2,3 mg/dl) o con clearance della creatinina (misurata o stimata) inferiore a 30 ml/min, perché i dati

clinici disponibili dagli studi che hanno incluso questo tipo di pazienti sono limitati (vedere paragrafi

4.4 e 5.2).

Nelle pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata con creatininemia uguale o inferiore a

200 μmol/l (2,3 mg/dl) o con clearance della creatinina (misurata o stimata) pari o superiore a

30 ml/min non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Pazienti con insufficienza epatica

Non è richiesto alcun aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).

Popolazione anziana (>65 anni)

Non è richiesto alcun aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).

Popolazione pediatrica

Non vi è un uso indicato di Bonviva nei bambini sotto i 18 anni e Bonviva non è stato studiato in

questa popolazione (vedere paragrafi 5.1 e 5.2).

Modalità di somministrazione:

Per uso endovenoso per 15 - 30 secondi, ogni tre mesi.

È necessario il rigoroso rispetto della via di somministrazione endovenosa (vedere paragrafo 4.4).

4.3

Controindicazioni

Ipersensibilità all’acido ibandronico o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Ipocalcemia.

4.4

Avvertenze speciali e precauzioni d'impiego

Fallimenti della somministrazione

Fare attenzione a non somministrare Bonviva per iniezione intrarteriosa o paravenosa, poiché ciò

potrebbe provocare danni tissutali.

Ipocalcemia

Bonviva, come altri bisfosfonati somministrati per via endovenosa, può provocare una riduzione

transitoria dei valori della calcemia.

Un’esistente ipocalcemia deve essere corretta prima di iniziare la terapia con Bonviva iniettabile.

Anche altri disturbi del metabolismo osseo e minerale devono essere trattati efficacemente prima di

iniziare la terapia iniettiva con Bonviva.

Tutte le pazienti devono assumere un’adeguata integrazione di calcio e vitamina D.

Reazione anafilattica/shock

Casi di reazione anafilattica/shock, inclusi eventi fatali, si sono manifestati in pazienti trattati con

acido ibandronico via endovena.

Un adeguato supporto medico e misure di controllo devono essere prontamente disponibili quando

l’iniezione di Bonviva viene effettuata per via endovenosa. Nel caso si verificassero reazioni

anafilattiche o altre gravi reazioni di ipersensibilità/allergiche, interrompere immediatamente

l’iniezione e avviare un trattamento appropriato.

Insufficienza renale

Le pazienti con malattie concomitanti o che usano medicinali che possono provocare effetti

indesiderati a livello renale, devono essere controllate periodicamente durante il trattamento, secondo

la buona pratica clinica.

A causa della limitata esperienza clinica, Bonviva iniettabile non è raccomandato nelle pazienti con

creatininemia superiore a 200 μmol/l (2,3 mg/dl) o con una clearance della creatinina inferiore a

30 ml/min (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).

Pazienti con insufficienza cardiaca

L’iperidratazione va evitata nei pazienti a rischio di insufficienza cardiaca.

Osteonecrosi della mandibola/mascella

Dopo l’immissione in commercio, l’osteonecrosi della mandibola/mascella è stata riportata molto

raramente nei pazienti che assumono Bonviva per l’osteoporosi (vedere paragrafo 4.8)

L’inizio del trattamento o di un nuovo ciclo di terapia deve essere ritardato nei pazienti con lesioni

aperte non cicatrizzate dei tessuti molli all’interno del cavo orale.

Si raccomanda una visita odontoiatrica con un’appropriata profilassi dentale e una valutazione

individuale del rapporto rischio/beneficio prima del trattamento con Bonviva in pazienti con fattori di

rischio concomitanti.

Si devono considerare i seguenti fattori di rischio quando si valuta il rischio di un paziente di

sviluppare l’osteonecrosi della mandibola/mascella:

Potenza del prodotto medicinale che inibisce il riassorbimento dell’osso ( rischio più elevato

per i composti più potenti), via di somministrazione (rischio più alto con la somministrazione

per via parenterale) e dose cumulativa della terapia per il riassorbimento osseo

Cancro, condizioni di co-morbidità (es. anemia, coagulopatie, infezione), fumo

Terapie concomitanti: corticosteroidi, chemioterapia, inibitori dell’angiogenesi, radioterapia

alla testa e al collo

Scarsa igiene orale, malattia peridontale, dentiere scarsamente fissate, storia di patologia

dentale, procedure dentali invasive come ad esempio l’estrazioni dentarie

Tutti i pazienti devono essere incoraggiati a mantenere una buona igiene orale, sottoporsi ai controlli

odontoiatrici di routine, e riportare immediatamente qualsiasi sintomo orale come mobilità dentale,

dolore o gonfiore, ulcere non guarite o secrezione durante il trattamento con Bonviva. Durante il

trattamento, le procedure dentali invasive possono essere effettuate solo dopo attenta considerazione e

devono essere evitate in stretta prossimità della somministrazione di Bonviva.

Il piano di trattamento dei pazienti che sviluppano l’osteonecrosi della mandibola/mascella deve essere

definito in stretta collaborazione con medico, dentista e chirurgo orale con esperienza

sull’osteonecrosi della mandibola/mascella. Un’interruzione temporanea del trattamento con Bonviva

deve essere presa in considerazione fino a che la condizione non si risolva e i fattori rischio

contribuenti siano mitigati laddove possibile.

Osteonecrosi del canale uditivo esterno

È stata riportata osteonecrosi del canale uditivo esterno in concomitanza con l'uso di bisfosfonati,

prevalentemente in associazione con terapie a lungo termine. Tra i possibili fattori di rischio

dell'osteonecrosi del canale uditivo esterno sono inclusi l'uso di steroidi e la chemioterapia e/o fattori

di rischio locali quali infezione o trauma. La possibilità di osteonecrosi del canale uditivo esterno

deve essere considerata in pazienti trattati con bisfosfonati che presentano sintomi a carico

dell'orecchio, incluse le infezioni croniche dell'orecchio

Fratture atipiche del femore

Sono state riportate fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore, principalmente in

pazienti in terapia da lungo tempo con bisfosfonati per l’osteoporosi. Queste fratture trasversali o

oblique corte, possono verificarsi in qualsiasi parte del femore a partire da appena sotto il piccolo

trocantere fino a sopra la linea sovracondiloidea. Queste fratture si verificano spontaneamente o dopo

un trauma minimo e alcuni pazienti manifestano dolore alla coscia o all’inguine, spesso associato a

evidenze di diagnostica per immagini di fratture da stress, settimane o mesi prima del verificarsi di una

frattura femorale completa. Le fratture sono spesso bilaterali; pertanto nei pazienti trattati con

bisfosfonati che hanno subito una frattura della diafisi femorale deve essere esaminato il femore

controlaterale. È stata riportata anche una limitata guarigione di queste fratture. Nei pazienti con

sospetta frattura atipica femorale si deve prendere in considerazione l’interruzione della terapia con

bisfosfonati in attesa di una valutazione del paziente basata sul rapporto beneficio rischio individuale.

Durante il trattamento con bisfosfonati i pazienti devono essere informati di segnalare qualsiasi dolore

alla coscia, all’anca o all’inguine e qualsiasi paziente che manifesti tali sintomi deve essere valutato

per la presenza di una frattura incompleta del femore.

Bonviva è essenzialmente privo di sodio.

4.5

Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

Le interazioni metaboliche non sono considerate probabili in quanto l’acido ibandronico non inibisce i

principali isoenzimi epatici del citocromo P450 umano ed è stato dimostrato che non induce il sistema

epatico del citocromo P450 nel ratto (vedere paragrafo 5.2). L’acido ibandronico è eliminato

solamente per escrezione renale e non è sottoposto ad alcuna biotrasformazione.

4.6

Fertilità, gravidanza e allattamento

Gravidanza

Bonviva è destinato a uso esclusivo delle donne in post-menopausa e non deve essere somministrato a

donne in età fertile.

Non vi sono dati adeguati per valutare l’utilizzo di acido ibandronico in donne in gravidanza. Gli studi

condotti nei ratti hanno dimostrato una tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Il potenziale

rischio per gli esseri umani non è noto. Bonviva non deve essere utilizzato durante la gravidanza.

Allattamento

Non è noto se l’acido ibandronico è escreto nel latte materno umano. Studi condotti su ratti femmine

che allattavano hanno mostrato bassi livelli di acido ibandronico nel latte materno dopo

somministrazione endovenosa. Bonviva non deve essere utilizzato nelle pazienti che allattano al seno.

Fertilità

Non vi sono dati sugli effetti dell’acido ibandronico nell’uomo. Negli studi di riproduzione condotti

nei ratti utilizzando la somministrazione orale, l’acido ibandronico ha ridotto la fertilità. Negli studi

condotti nei ratti utilizzando la somministrazione endovenosa, l’acido ibandronico ha ridotto la fertilità

a dosi giornaliere alte (vedere paragrafo 5.3).

4.7

Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

Sulla base del profilo farmacodinamico e farmacocinetico e delle segnalazioni di reazioni avverse, si

può prevedere che Bonviva non ha nessuna o ha un’influenza trascurabile sulla capacità di guidare e

azionare macchinari.

4.8

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza

Le reazioni avverse più gravi che sono state riportate sono reazione anafilattica/shock, fratture atipiche

del femore, osteonecrosi della mandibola/mascella e infiammazione oculare (vedere paragrafo

“Descrizione di alcune reazioni avverse” e paragrafo 4.4).

Le reazioni avverse più frequentemente riportate sono artralgia e sintomi simil-influenzali. Questi

sintomi, in genere di breve durata, di intensità lieve o moderata, sono tipicamente associati alla prima

dose e di solito si risolvono nel corso di un trattamento continuativo senza bisogno di interventi

correttivi (vedere paragrafo “Malattia simil-influenzale”).

Elenco tabulato delle reazioni avverse

Nella tabella 1 è presentato un elenco completo delle reazioni avverse note.

La sicurezza del trattamento orale con acido ibandronico 2,5 mg una volta al giorno è stata valutata su

1251 pazienti trattati in 4 studi clinici controllati verso placebo, la cui maggior parte dei pazienti

proveniva dallo studio principale sulle fratture della durata di tre anni (MF4411).

Nello studio registrativo della durata di due anni su donne in post-menopausa affette da osteoporosi

(BM16550), la sicurezza complessiva di 3 mg di Bonviva somministrati tramite iniezione endovenosa

ogni 3 mesi è risultata simile a quella di 2,5 mg di acido ibandronico al giorno. La percentuale

complessiva delle pazienti che hanno riportato una reazione avversa è stata del 26,0 % e 28,6 % con la

somministrazione di Bonviva iniettabile 3 mg ogni 3 mesi, rispettivamente dopo uno e due anni. La

maggioranza dei casi non ha comportato l’interruzione del trattamento.

Le reazioni avverse sono elencate in accordo alla classificazione sistemica organica MedDRA e alla

categoria di frequenza. Le categorie di frequenza sono definite usando le seguenti convenzioni: molto

comune (>1/10), comune (≥ 1/100 a < 1/10), non comune (≥ 1/1.000 a < 1/100), raro (≥ 1/10.000 a <

1/1.000), molto raro (< 1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati

disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine

decrescente di gravità.

Tabella 1: Reazioni avverse verificatesi in donne in post-menopausa in trattamento con Bonviva

iniettabile 3 mg ogni 3 mesi o con acido ibandronico 2,5 mg al giorno negli studi di fase III

BM16550 e MF4411, ed esperienza successiva alla commercializzazione.

Classificazione

per sistemi e

organi

Comune

Non comune

Raro

Molto raro

Disturbi del

sistema

immunitario

Esacerbazione

dell’asma

Reazioni di

ipersensibilità

Reazione anafilattica /

shock*

Patologie del

sistema nervoso

Cefalea

Patologie

dell’occhio

Infiammazione

oculare

*†

Patologie vascolari

Flebiti/tromboflebiti

Patologie

gastrointestinali

Gastrite, dispepsia,

diarrea, dolore

addominale,

nausea,

costipazione

Patologie della

cute e del tessuto

sottocutaneo

Rash

Angioedema,

edema del volto,

orticaria

Sindrome di Stevens-

Johnson †, Eritema

Multiforme†,

Dermatite bollosa†

Patologie del

sistema

muscoloscheletrico

e del tessuto

connettivo

Artralgia, mialgia,

dolore

muscoloscheletrico,

lombalgia

Dolore alle ossa

Fratture atipiche

sottotrocanteriche

e diafisarie del

femore

Osteonecrosi della

mandibola/mascella*

osteonecrosi del

canale uditivo esterno

(reazione avversa per

la classe dei

bisfosfonati).

Patologie

sistemiche e

condizioni relative

alla sede di

somministrazione

Malattia simil-

influenzale*,

affaticamento

Reazioni nella sede

di iniezione, astenia

* Per ulteriori informazioni si veda sotto.

† Identificate durante l’esperienza successiva alla commercializzazione.

Descrizione di alcune reazioni avverse

Malattia simil-influenzale

La malattia simil-influenzale include eventi riferiti come reazioni o sintomi di fase acuta, tra i quali

mialgia, artralgia, febbre, brividi, affaticamento, nausea, perdita dell’appetito e dolore osseo.

Osteonecrosi della mandibola/mascella

Sono stati riportati casi di osteonecrosi della mandibola/mascella, prevalentemente in pazienti affetti

da cancro trattati con medicinali che inibiscono il riassorbimento osseo, come l’acido ibandronico

(vedere paragrafo 4.4). Casi di osteonecrosi della mandibola/mascella sono stati riportati in seguito

all’immmissione in commercio di acido ibandronico.

Infiammazione oculare

Con l’utilizzo dell’acido ibandronico, sono stati riportati eventi infiammatori oculari come uveiti,

episcleriti e scleriti. In alcuni casi, questi eventi non si sono risolti fino alla sospensione della terapia

con acido ibandronico.

Reazione anafilattica/shock

Casi di reazione anafilattica/shock, inclusi eventi fatali, si sono manifestati in pazienti trattati con

acido ibandronico ad uso endovenoso.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale

è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del

medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il

sistema nazionale di segnalazione riportato nell’Allegato V.

4.9

Sovradosaggio

Non si hanno a disposizione informazioni specifiche sul trattamento di un sovradosaggio con Bonviva.

Sulla base della conoscenza di questa classe di farmaci, il sovradosaggio per via endovenosa può

comportare ipocalcemia, ipofosfatemia e ipomagnesiemia. Le riduzioni clinicamente rilevanti dei

livelli sierici di calcio, fosforo e magnesio devono essere corrette con la somministrazione endovenosa

rispettivamente di calcio gluconato, fosfato di potassio o di sodio e solfato di magnesio.

5.

PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

5.1

Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Farmaci per il trattamento delle patologie ossee, bisfosfonati, codice

ATC: M05BA06

Meccanismo d’azione

L’acido ibandronico è un bisfosfonato estremamente potente che appartiene al gruppo dei bisfosfonati

contenenti azoto, che agisce selettivamente sul tessuto osseo e specificamente inibisce l’attività

osteoclastica senza influenzare direttamente la formazione dell’osso. Non interferisce con il

reclutamento degli osteoclasti. . L’acido ibandronico porta a progressivi incrementi netti nella massa

ossea e a una ridotta incidenza di fratture mediante la riduzione dell’aumentato ricambio osseo verso i

valori pre-menopausali nelle pazienti con osteoporosi post-menopausale.

Effetti farmacodinamici

L’azione farmacodinamica dell’acido ibandronico è l’inibizione del riassorbimento osseo. In vivo,

l’acido ibandronico previene la distruzione ossea indotta sperimentalmente, provocata dalla cessazione

dell’attività gonadica, da retinoidi, da tumori o da estratti tumorali. Nei ratti giovani (in rapida

crescita), è inibito anche il riassorbimento osseo endogeno, il che comporta un aumento della massa

ossea normale rispetto agli animali non trattati.

Modelli animali hanno confermato che l’acido ibandronico è un inibitore molto potente dell’attività

osteoclastica. Nei ratti in crescita, non vi sono evidenze di un difetto di mineralizzazione anche con

dosi 5.000 volte superiori a quella richiesta per il trattamento dell’osteoporosi.

La somministrazione a lungo termine, sia giornaliera che intermittente (con prolungati intervalli tra

una somministrazione e l’altra), nei ratti, cani e scimmie è stata associata con la formazione di osso

nuovo di qualità normale e di resistenza meccanica conservata o aumentata, anche con dosi

nell’intervallo di tossicità. Nell’uomo Nell’uomo l’efficacia dell’acido ibandronico sia per

somministrazione giornaliera che intermittente con un intervallo di 9-10 settimane tra una dose e

l’altraè stata confermata in uno studio clinico (MF4411) nel quale l’acido ibandronico ha dimostrato la

sua efficacia antifratturativa.

In modelli animali, l’acido ibandronico ha determinato modificazioni biochimiche indicative di una

inibizione dose-dipendente del riassorbimento osseo, tra cui la soppressione dei marcatori biochimici

urinari della degradazione del collagene osseo (quali la deossipiridinolina e gli N-telopeptidi a catena

crociata del collagene di tipo I (NTX)).

Nelle donne in post-menopausa, la somministrazione orale giornaliera e intermittente (con un

intervallo libero dal trattamento di 9-10 settimane a trimestre) e quella endovenosa di acido

ibandronico hanno determinato modificazioni biochimiche indicative di un’inibizione dose-dipendente

del riassorbimento osseo.

L’iniezione endovenosa di Bonviva ha ridotto i livelli sierici del C-telopeptide della catena alfa del

collagene di tipo I (CTX) entro 3-7 giorni dall’inizio del trattamento e quelli dell’osteocalcina entro

3 mesi.

Alla sospensione della terapia si assiste a un ritorno ai livelli patologici pre-trattamento di elevato

riassorbimento osseo, che si associano all’osteoporosi post-menopausale.

L’analisi istologica delle biopsie ossee dopo due e tre anni di trattamento con acido ibandronico in

donne in post-menopausa, alle dosi di 2,5 mg orali al giorno e fino a 1 mg ogni 3 mesi per via

endovenosa intermittente, ha evidenziato un tessuto osseo di qualità normale e l’assenza di difetti della

mineralizzazione. Una prevista riduzione del turnover dell’osso, una qualità normale dell’osso e

un’assenza di difetti della mineralizzazione sono state osservate anche dopo due anni di trattamento

con 3 mg di Bonviva iniettabile.

Efficacia clinica

I fattori di rischio indipendenti come, ad esempio, una bassa BMD, l’età, la presenza di fratture

pregresse, la familiarità per fratture, un elevato turnover osseo e un basso indice di massa corporea,

devono essere presi in considerazione al fine di identificare le donne ad elevato rischio di fratture

osteoporotiche.

Bonviva iniettabile 3 mg ogni 3 mesi

Densità minerale ossea (BMD, Bone Mineral Density)

L’iniezione endovenosa da 3 mg di Bonviva, somministrata ogni 3 mesi, ha dimostrato di essere

efficace almeno quanto 2,5 mg di acido ibandronico orale al giorno in uno studio della durata di 2

anni, randomizzato, in doppio cieco, multicentrico, di non inferiorità (BM16550), condotto su donne

in post-menopausa (1386 donne di età compresa tra 55 e 80 anni) con osteoporosi (T-score della BMD

della colonna vertebrale lombare inferiore a -2,5 DS al basale). Ciò è stato dimostrato sia dall’analisi

primaria ad un anno che dall’analisi di conferma a due anni (Tabella 2).

L’analisi primaria dei dati dello studio BM16550 ad un anno e l’analisi di conferma a 2 anni hanno

dimostrato la non inferiorità del regime posologico da 3 mg ogni 3 mesi per via endovenosa rispetto a

quello da 2,5 mg orali al giorno, in termini di incrementi medi della BMD a livello della colonna

vertebrale lombare, dell’anca in toto, del collo del femore e del trocantere (Tabella 2).

Tabella 2: Variazioni medie relative rispetto al basale della BMD della colonna vertebrale lombare,

dell’anca in toto, del collo del femore e del trocantere dopo un anno (analisi primaria) e due

anni di trattamento (popolazione per protocollo) nello studio BM16550.

Dati a un anno nello studio

BM16550

Dati a due anni nello studio

BM16550

Variazioni medie relative

rispetto al basale % [IC al

95%]

acido

ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=377)

Bonviva

iniettabile 3 mg

ogni 3 mesi

(N=365)

acido

ibandronico

2,5 mg al

giorno

(N=334)

Bonviva

iniettabile 3 mg

ogni 3 mesi

(N=334)

BMD della colonna

vertebrale lombare L2-L4

3,8 [3,4-4,2]

4,8 [4,5-5,2]

4,8 [4,3-5,4]

6,3 [5,7-6,8]

BMD dell’anca in toto

1,8 [1,5-2,1]

2,4 [2,0-2,7]

2,2 [1,8-2,6]

3,1 [2,6-3,6]

BMD del collo del femore

1,6 [1,2-2,0]

2,3 [1,9-2,7]

2,2 [1,8-2,7]

2,8 [2,3-3,3]

BMD del trocantere

3,0 [2,6-3,4]

3,8 [3,2-4,4]

3,5 [3,0-4,0]

4,9 [4,1-5,7]

Inoltre, l’iniezione da 3 mg di Bonviva ogni 3 mesi ha dimostrato di essere superiore ai 2,5 mg al

giorno di acido ibandronico orale relativamente all’aumento della BMD della colonna vertebrale

lombare in un’analisi pianificata in modo prospettico ad un anno, p<0,001, e a due anni, p<0,001.

Per quanto riguarda la BMD della colonna vertebrale lombare, il 92,1 % delle pazienti trattate con

l’iniezione da 3 mg ogni 3 mesi ha incrementato o mantenuto la loro BMD dopo 1 anno di trattamento

(responder al trattamento) rispetto all’84,9 % delle pazienti trattate con 2,5 mg orali al giorno

(p=0,002). Dopo 2 anni di trattamento, il 92,8 % delle pazienti trattate con le iniezioni da 3 mg e

l’84,7 % delle pazienti trattate con la terapia orale da 2,5 mg ha incrementato o mantenuto la BMD

della colonna vertebrale lombare (p=0,001).

Per quanto riguarda la BMD dell’anca in toto, a un anno ha risposto l’82,3 % delle pazienti trattate con

l’iniezione da 3 mg ogni 3 mesi, rispetto al 75,1 % delle pazienti trattate con 2,5 mg orali al giorno

(p=0,02). Dopo 2 anni di trattamento, l’85,6 % delle pazienti trattate con le iniezioni da 3 mg e il

77,0 % delle pazienti trattate con la terapia orale da 2,5 mg ha incrementato o mantenuto la BMD

dell’anca in toto (p=0,004).

La percentuale di pazienti che ha incrementato o mantenuto la BMD a un anno, sia a livello della

colonna vertebrale lombare che dell’anca in toto, è stata del 76,2 % nel gruppo trattato con 3 mg ogni

3 mesi per via endovenosa e del 67,2 % nel gruppo trattato con 2,5 mg orali al giorno (p=0,007). A

due anni, ha soddisfatto questo criterio l’80,1 % e il 68,8 % delle pazienti nel gruppo dell’iniezione da

3 mg ogni 3 mesi e nel gruppo dei 2,5 mg orali al giorno, rispettivamente (p=0,001).

Marcatori biochimici del turnover osseo

Riduzioni clinicamente rilevanti dei livelli sierici di CTX sono state osservate a tutti i tempi di

rilevazione. A 12 mesi le variazioni mediane relative rispetto al basale sono state pari al -58,6 % per il

regime endovenoso da 3 mg ogni 3 mesi e al -62,6% per il regime dei 2,5 mg orali al giorno. Inoltre, il

64,8% delle pazienti trattate con l’iniezione da 3 mg ogni 3 mesi è stato identificato come responder

(definito come riduzione ≥50 % rispetto al basale), rispetto al 64,9 % delle pazienti trattate con 2,5 mg

orali al giorno. La riduzione del CTX sierico si è mantenuta nei 2 anni, con oltre la metà delle pazienti

identificate come responder in entrambi i gruppi di trattamento.

Sulla base dei risultati dello studio BM16550, si prevede che l’iniezione endovenosa da 3 mg di

Bonviva ogni 3 mesi sia efficace almeno quanto il regime orale da 2,5 mg di acido ibandronico al

giorno nella prevenzione delle fratture.

Acido ibandronico compresse 2,5 mg al giorno

Nello studio iniziale sulle fratture della durata di tre anni, randomizzato, in doppio cieco, controllato

verso placebo (MF4411), è stata dimostrata una riduzione statisticamente significativa e clinicamente

rilevante nell’incidenza di nuove fratture vertebrali dal punto di vista radiologico, morfometrico e

clinico (Tabella 3). In questo studio, l’acido ibandronico è stato valutato alle dosi orali di 2,5 mg al

giorno e di 20 mg secondo un regime posologico intermittente esplorativo. L’acido ibandronico è stato

assunto 60 minuti prima dell’assunzione di cibi e bevande del mattino (periodo di digiuno post-

assunzione). Lo studio ha arruolato donne di età compresa tra i 55 e gli 80 anni, in in post-menopausa

da almeno 5 anni, con una BMD a livello della colonna vertebrale lombare da -2 a -5 DS sotto il

valore medio pre-menopausale (T-score) in almeno una vertebra (L1-L4) e che presentavano da una a

quattro fratture vertebrali prevalenti. Tutte le pazienti hanno ricevuto 500 mg di calcio e 400 UI di

vitamina D al giorno. L’efficacia è stata valutata in 2.928 pazienti. 2,5 mg di acido ibandronico

somministrati una volta al giorno hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa e

clinicamente rilevante nell’incidenza di nuove fratture vertebrali. Questo regime ha ridotto l’incidenza

di nuove fratture vertebrali apprezzabili radiologicamente del 62 % (p=0,0001) nei tre anni di durata

dello studio. Una riduzione del rischio relativo del 61 % è stata osservata dopo 2 anni (p=0,0006).

Dopo 1 anno di trattamento non è stata raggiunta una differenza statisticamente significativa

(p=0,056). L’effetto antifratturativo è risultato costante per tutta la durata dello studio. Non sono

emerse indicazioni di una riduzione dell’effetto nel tempo.

Anche l’incidenza di fratture vertebrali cliniche è stata ridotta significativamente del 49 % dopo 3 anni

(p=0,011). Il forte effetto sulle fratture vertebrali si è anche riflesso in una riduzione statisticamente

significativa del calo di statura rispetto al placebo (p<0,0001).

Tabella 3: Risultati dello studio sulle fratture della durata di 3 anni MF4411 (%, 95 % IC)

Placebo

(N=974)

acido ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=977)

Riduzione del rischio relativo di nuove fratture vertebrali

morfometriche

62 % (40,9-75,1)

Incidenza di nuove fratture vertebrali morfometriche

9,56 % (7,5-11,7)

4,68 % (3,2-6,2)

Riduzione del rischio relativo di fratture vertebrali

cliniche

49 %

(14,03-69,49)

Incidenza di nuove fratture vertebrali cliniche

5,33 %

(3,73-6,92)

2,75 %

(1,61-3,89)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale -

colonna vertebrale lombare

1,26 % (0,8-1,7)

6,54 % (6,1-7,0)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale - anca

in toto

-0,69 %

(-1,0 - -0,4)

3,36 %

(3,0-3,7)

L’effetto del trattamento con acido ibandronico è stato ulteriormente valutato con un’analisi della

sottopopolazione di pazienti che al basale presentavano un T-score della BMD della colonna

vertebrale lombare inferiore a -2,5 (Tabella 4). La riduzione del rischio di fratture vertebrali è risultata

fortemente in accordo con quella osservata nella popolazione globale.

Tabella 4: Risultati dello studio sulle fratture della durata di 3 anni MF4411 (%,IC 95 %) nelle

pazienti che al basale hanno presentato un T-score della BMD della colonna vertebrale

lombare inferiore a -2,5.

Placebo

(N=587)

acido ibandronico

2,5 mg al giorno

(N=575)

Riduzione del rischio relativo di nuove fratture vertebrali

morfometriche

59 % (34,5-74,3)

Incidenza di nuove fratture vertebrali morfometriche

12,54 % (9,53-15,55)

5,36 % (3,31-7,41)

Riduzione del rischio relativo di fratture vertebrali cliniche

50 % (9,49-71,91)

Incidenza di fratture vertebrali cliniche

6,97 % (4,67-9,27)

3,57 % (1,89-5,24)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale -

colonna vertebrale lombare

1,13 % (0,6-1,7)

7,01 % (6,5-7,6)

BMD – variazione media a 3 anni rispetto al basale - anca

in toto

-0,70 % (-1,1 - -0,2)

3,59 % (3,1-4,1)

Nella popolazione generale dello studio MF4411 non è stata osservata una riduzione delle fratture

non-vertebrali; comunque l’acido ibandronico giornaliero si è dimostrato efficace in una

sottopopolazione a rischio elevato (T-score della BMD del collo del femore < - 3,0), nella quale è stata

osservata una riduzione del rischio di fratture non-vertebrali del 69%.

Il trattamento orale giornaliero con 2,5 mg di acido ibandronico in compresse ha dato come risultato

un progressivo aumento della BMD dello scheletro a livello vertebrale e non vertebrale.

A tre anni l’aumento della BMD della colonna vertebrale lombare in confronto a placebo è risultato

del 5,3 % e del 6,5 % rispetto al valore basale. Gli aumenti a livello dell’anca rispetto al basale sono

stati del 2,8 % a livello delcollo femorale, del 3,4 % a livello dell’anca in toto e del 5,5 % a livello del

trocantere.

I marcatori biochimici di turnover osseo (quali CTX urinario e l’osteocalcina sierica) hanno mostrato

l’atteso quadro di soppressione ai livelli pre-menopausali e hanno raggiunto un massimo di

soppressione in un periodo di 3-6 mesi dall’inizio dell’assunzione giornaliera di 2,5 mg di acido

ibandronico.

È stata osservata una riduzione clinicamente significativa del 50 % dei marcatori biochimici del

riassorbimento osseo già a un mese dall’inizio del trattamento con 2,5 mg di acido ibandronico.

Popolazione pediatrica (vedere paragrafi 4.2 e 5.2)

Bonviva non è stato studiato nella popolazione pediatrica, quindi non sono disponibili dati di efficacia

e sicurezza per questa popolazione di pazienti.

5.2

Proprietà farmacocinetiche

Gli effetti farmacologici principali dell’acido ibandronico sull’osso non sono direttamente legati alle

effettive concentrazioni plasmatiche, come dimostrato da vari studi condotti sull’animale e sull’uomo.

Dopo somministrazione endovenosa da 0,5 mg a 6 mg, le concentrazioni plasmatiche dell’acido

ibandronico aumentano in modo proporzionale alla dose.

Assorbimento

Non pertinente.

Distribuzione

Dopo l’iniziale esposizione sistemica, l’acido ibandronico si lega rapidamente all’osso o è escreto con

le urine. Nell’uomo, il volume terminale apparente di distribuzione è di almeno 90 l e la percentuale

della dose che arriva all’osso è stimata essere il 40 - 50 % della dose circolante. Il legame proteico nel

plasma umano è approssimativamente dell’85 %-87 % (determinato in vitro a concentrazioni

terapeutiche di acido ibandronico) e perciò vi è un basso potenziale per interazioni farmacologiche

dovute a spiazzamento.

Biotrasformazione

Non vi sono evidenze che l’acido ibandronico sia metabolizzato negli animali o nell’uomo.

Eliminazione

L’acido ibandronico viene rimosso dalla circolazione attraverso l’assorbimento osseo (stimato essere

del 40 – 50 % nelle donne in post-menopausa), mentre il resto viene eliminato immodificato dal rene.

L’intervallo delle emivite apparenti osservate è ampio, l’emivita terminale apparente è generalmente

nell’ambito delle 10 - 72 ore. Dal momento che i valori calcolati dipendono in gran parte dalla durata

dello studio, dalla posologia utilizzata e dalla sensibilità del test, è probabile che l’emivita terminale

reale sia notevolmente più lunga, come avviene per altri bisfosfonati. I livelli plasmatici iniziali

diminuiscono rapidamente, raggiungendo il 10 % dei valori di picco rispettivamente entro 3 e 8 ore

dalla somministrazione endovenosa o da quella orale.

La clearance totale dell’acido ibandronico è bassa con valori medi nell’intervallo 84-160 ml/min. La

clearance renale (circa 60 ml/min in donne sane in post-menopausa) costituisce il 50 - 60 % della

clearance totale ed è correlata alla clearance della creatinina. Si ritiene che la differenza tra la

clearance totale apparente e quella renale rifletta la captazione da parte dell’osso.

La via secretoria non sembra comprendere sistemi di trasporto noti di tipo acido o basico coinvolti

nell’escrezione di altre sostanze attive (vedere paragrafo 4.5). Inoltre, l’acido ibandronico non inibisce

i principali isoenzimi P450 epatici umani e non induce il sistema del citocromo P450 epatico nel ratto.

Farmacocinetica in speciali situazioni cliniche

Sesso

La farmacocinetica dell’acido ibandronico è simile negli uomini e nelle donne.

Razza

Non esistono evidenze di differenze interetniche clinicamente rilevanti tra asiatici e caucasici nella

disponibilità di acido ibandronico. Sono disponibili dati limitati su pazienti di origine africana.

Pazienti con insufficienza renale

La clearance renale dell’acido ibandronico nelle pazienti che presentano vari gradi di insufficienza

renale è correlata linearmente alla clearance della creatinina.

Non sono necessari aggiustamenti di dose per i pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata

(clearance della creatinina uguale o superiore a 30 ml/min).

I soggetti affetti da insufficienza renale grave (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min) che

assumevano una dose giornaliera orale di acido ibandronico di 10 mg per 21 giorni, hanno presentato

concentrazioni plasmatiche 2 - 3 volte superiori rispetto ai soggetti con funzionalità renale normale e

la clearance totale dell’acido ibandronico è stata di 44 ml/min. Dopo somministrazione endovenosa di

0,5 mg di acido ibandronico, le clearance totale, renale e non renale sono diminuite rispettivamente del

67 %, 77 % e 50 % in soggetti affetti da insufficienza renale grave, tuttavia non è stata osservata una

riduzione della tollerabilità associata con l’aumento dell’esposizione. Per la limitata esperienza clinica,

l’uso di Bonviva non è raccomandato nelle pazienti con insufficienza renale grave (vedere paragrafi

4.2 e 4.4). Nella nefropatia terminale, la farmacocinetica dell’acido ibandronico è stata valutata solo in

un numero limitato di pazienti in emodialisi, per cui la farmacocinetica dell’acido ibandronico nei

soggetti non sottoposti a emodialisi non è nota. A causa della limitatezza dei dati disponibili, l’acido

ibandronico non deve essere utilizzato nelle pazienti con nefropatia terminale.

Pazienti con insufficienza epatica (vedere paragrafo 4.2)

Non esistono dati di farmacocinetica per l’acido ibandronico in pazienti affetti da insufficienza

epatica. Il fegato non svolge un ruolo significativo nell’eliminazione dell’acido ibandronico, che non è

metabolizzato ma è eliminato tramite escrezione renale e captazione da parte dell’osso. Perciò non

sono necessari aggiustamenti del dosaggio in pazienti affetti da insufficienza epatica.

Popolazione anziana (vedere paragrafo 4.2)

In un’analisi multivariata, l’età non è risultata un fattore indipendente per nessuno dei parametri

farmacocinetici studiati. Dato che la funzione renale diminuisce con l’età, la funzione renale è l’unico

fattore da tenere in considerazione (vedere paragrafo sull’insufficienza renale).

Popolazione pediatrica (vedere paragrafo 4.2 e 5.1)

Non esistono dati sull’uso di Bonviva in questi gruppi di età.

5.3

Dati preclinici di sicurezza

Nel cane sono stati osservati effetti tossici, ad esempio segni di danno renale, soltanto ad esposizioni

considerate significativamente superiori all’esposizione massima nell’uomo, il che depone per una

scarsa rilevanza clinica di tale osservazione.

Mutagenicità/Cancerogenicità

Non è stato osservato alcun segno di potenziale cancerogenicità. I test per la genotossicità non hanno

rilevato alcuna evidenza di attività genetica dell’acido ibandronico.

Tossicità riproduttiva

Non sono stati effettuati studi specifici per il regime posologico trimestrale. Negli studi con il regime

posologico endovenoso giornaliero, non sono emerse evidenze di un effetto tossico fetale diretto o

teratogeno dell’acido ibandronico in ratti e conigli. Nei ratti è stata osservata una riduzione

dell’aumento di peso nella prole F

. Negli studi di riproduzione condotti nei ratti utilizzando la

somministrazione orale, gli effetti sulla fertilità consistevano in una aumentata perdita di preimpianto

alla dose di 1 mg/kg/die o superiore. Negli studi di riproduzione condotti nei ratti utilizzando la

somministrazione endovenosa, l’acido ibandronico ha diminuito la conta degli spermatozoi alle dosi di

0,3 e 1 mg/kg/die e ha ridotto la fertilità nei maschi alla dose di 1 mg/kg/die e nelle femmine alla dose

di 1,2 mg/kg/die. Gli eventi avversi all’dell’acido ibandronico negli studi di tossicità riproduttiva

condotti sul ratto sono stati quelli osservati con i bisfosfonati come classe di farmaci. Tra di essi,un

ridotto numero di siti d’impianto, interferenza con il parto naturale (distocia) e un aumento delle

alterazioni viscerali (sindrome reno-pelvico-ureterale).

6.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

6.1

Elenco degli eccipienti

Sodio cloruro

Acido acetico glaciale

Sodio acetato triidrato

Acqua per preparazioni iniettabili

6.2

Incompatibilità

Bonviva soluzione iniettabile non deve essere miscelato con soluzioni contenenti calcio o con altri

medicinali somministrati per via endovenosa.

6.3

Periodo di validità

2 anni.

6.4

Precauzioni particolari per la conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna speciale condizione di conservazione.

6.5

Natura e contenuto del contenitore

Siringhe preriempite (5 ml) in vetro di tipo I incolore, contenenti 3 ml di soluzione iniettabile; il tappo

del pistone e la capsula di chiusura in gomma grigia sono di gomma butilica laminata con un film di

fluororesina.

Confezioni da 1 siringa preriempita e 1 ago per iniezione o 4 siringhe preriempite e 4 aghi per

iniezione.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

6.6

Precauzioni particolari per lo smaltimento

Qualora il prodotto venga somministrato in una linea di infusione endovenosa pre-esistente, utilizzare

solo soluzione fisiologica isotonica o soluzione di glucosio 50 mg/ml (5 %). Questo vale anche per le

soluzioni utilizzate per irrigare il butterfly o altri dispositivi.

La soluzione iniettabile, le siringhe e gli aghi per iniezione non utilizzati devono essere smaltiti in

conformità ai requisiti di legge locali. Il rilascio di medicinali nell’ambiente deve essere minimizzato.

I seguenti punti devono essere strettamente osservati al fine di utilizzare e smaltire le siringhe e altri

oggetti affilati:

Aghi e siringhe non devono mai essere riutilizzati.

Mettere tutti gli aghi e le siringhe in un contenitore per oggetti affilati (contenitore di

smaltimento a prova di puntura).

Tenere questo contenitore fuori della portata dei bambini.

Evitare di buttare il contenitore delle siringhe utilizzate nei rifiuti domestici.

Smaltire il contenitore pieno in accordo alle normative locali vigenti o secondo le

istruzioni dell’operatore sanitario.

7.

TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO

Atnahs Pharma Netherlands B.V.

Strawinskylaan 3127

1077 ZX Amsterdam

Paesi Bassi

8.

NUMERO(I) DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO

EU/1/03/265/005

EU/1/03/265/006

9.

DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE

Data della prima autorizzazione: 23 febbraio 2004

Data del rinnovo più recente: 18 Dicembre 2013

10.

DATA DI REVISIONE DEL TESTO

Informazioni più dettagliate su questo medicinale sono disponibili sul sito web dell’Agenzia Europea

dei Medicinali: http://www.ema.europa.eu.

30 Churchill Place

Canary Wharf

London E14 5EU

United Kingdom

An agency of the European Union

Telephone

+44 (0)20 3660 6000

Facsimile

+44 (0)20 3660 5555

Send a question via our website

www.ema.europa.eu/contact

© European Medicines Agency, 2016. Reproduction is authorised provided the source is acknowledged.

EMA/232904/2016

EMEA/H/C/000502

Riassunto destinato al pubblico

Bonviva

acido ibandronico

Questo è il riassunto della relazione pubblica europea di valutazione (EPAR) per Bonviva. Illustra il

modo in cui il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) ha valutato il medicinale ed è giunto a

formulare un parere favorevole al rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio nonché le

raccomandazioni sulle condizioni d’uso di Bonviva.

Che cos’è Bonviva?

Bonviva è un medicinale che contiene il principio attivo acido ibandronico. È disponibile sotto forma di

compresse (150 mg) e di soluzione iniettabile in una siringa preriempita (3 mg).

Per che cosa si usa Bonviva?

Bonviva è indicato per il trattamento dell’osteoporosi (una malattia che rende fragili le ossa) in donne

in post-menopausa a rischio di fratture ossee. L’efficacia del medicinale nella riduzione del rischio di

fratture vertebrali è stata dimostrata da alcuni studi; tuttavia rimane da stabilire la sua efficacia per

quanto riguarda il rischio di fratture del collo del femore (la parte superiore del femore).

Il medicinale può essere ottenuto soltanto con prescrizione medica.

Come si usa Bonviva?

Bonviva può essere somministrato sia sotto forma di compressa sia mediante iniezione endovenosa (in

una vena). Se si fa uso delle compresse, la dose è di una al mese, preferibilmente lo stesso giorno ogni

mese. La compressa deve essere presa dopo una notte di digiuno, un’ora prima di assumere qualsiasi

alimento o bevanda, ad eccezione dell’acqua, e con un bicchiere pieno di acqua naturale (in zone con

acqua dura, in cui l’acqua del rubinetto contiene un’elevata concentrazione di calcio dissolto, si può

ricorrere all’acqua oligominerale in bottiglia). Il paziente non deve sdraiarsi prima che sia trascorsa

un’ora dall’assunzione della compressa. Per l’iniezione la dose è di 3 mg ogni tre mesi. Le pazienti

trattate con Bonviva devono integrare la dieta con vitamina D e calcio se l’assunzione con gli alimenti è

insufficiente.

Bonviva

EMA/232904/2016

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Come agisce Bonviva?

L’osteoporosi è una condizione in cui il nuovo tessuto osseo prodotto non è sufficiente per sostituire

quello che si deteriora naturalmente. Le ossa diventano progressivamente sottili e fragili e più soggette

a fratture. L’osteoporosi è più frequente nelle donne dopo la menopausa, a causa dell’abbassamento

dei livelli degli estrogeni, ormoni femminili che contribuiscono a mantenere sane le ossa.

L’acido ibandronico, il principio attivo di Bonviva, è un bifosfonato. Blocca l’azione degli osteoclasti, le

cellule coinvolte nella distruzione di tessuto osseo. Tale azione inibitoria consente di ridurre la perdita

di tessuto osseo.

Quali studi sono stati effettuati su Bonviva?

Bonviva è stato esaminato in tre studi principali su donne affette da osteoporosi. Nel primo studio,

Bonviva compresse da 2,5 mg una volta al giorno è stato confrontato con placebo (un trattamento

fittizio) in circa 3 000 donne ed è stato osservato il numero di nuove fratture vertebrali riportate dalle

pazienti nell’arco di tre anni. Negli altri due studi, le compresse mensili da 150 mg (in 1 609 pazienti) e

le iniezioni (in 1 395 pazienti) sono state confrontate con le compresse giornaliere da 2,5 mg. Gli studi

hanno esaminato il cambiamento della densità ossea nella colonna vertebrale e nell’anca nell’arco di

due anni.

Le compresse giornaliere da 2,5 mg usate negli studi non sono più autorizzate.

Quali benefici ha mostrato Bonviva nel corso degli studi?

Nel primo studio, la terapia giornaliera con compresse da 2,5 mg di Bonviva ha ridotto del 62 % il

rischio di nuove fratture vertebrali rispetto al placebo. Gli altri due studi hanno mostrato che le

compresse mensili da 150 mg e le iniezioni erano più efficaci delle compresse giornaliere da 2,5 mg

nell’aumentare la densità ossea della colonna vertebrale e dell’anca. Nell’arco di due anni, la densità

ossea della colonna vertebrale è aumentata del 7 % con le compresse mensili e del 6 % con le

iniezioni, contro il 5 % con le compresse giornaliere. La densità ossea dell’anca è aumentata del 4 %

con le compresse mensili e del 3 % con le iniezioni, contro il 2 % con le compresse giornaliere.

Qual è il rischio associato a Bonviva?

Gli effetti indesiderati più comuni di Bonviva (osservati in 1-10 pazienti su 100) sono artralgia (dolore

alle articolazioni) e sintomi influenzali. Gli effetti indesiderati più gravi di Bonviva sono reazione

anafilattica (una grave reazione allergica), fratture atipiche del femore (un tipo insolito di frattura

dell’osso superiore della gamba), osteonecrosi della mandibola (un danno alle ossa della mandibola,

che può determinare dolore, ulcere della bocca o instabilità dei denti), irritazione gastrointestinale

(dello stomaco e dell’intestino) e infiammazione oculare. Per l’elenco completo degli effetti indesiderati

rilevati con Bonviva, vedere il foglio illustrativo.

Bonviva non deve essere somministrato a pazienti ipocalcemiche (con bassi livelli di calcio nel sangue).

Le compresse non devono essere usate nelle pazienti con anomalie dell’esofago o che non possono

stare in posizione eretta o seduta per almeno un’ora. Per l’elenco completo delle limitazioni rilevate con

Bonviva, vedere il foglio illustrativo.

Bonviva

EMA/232904/2016

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Perché è stato approvato Bonviva?

Il CHMP ha deciso che i benefici di Bonviva sono superiori ai suoi rischi e ha raccomandato il rilascio

dell’autorizzazione all’immissione in commercio per il medicinale.

Quali sono le misure prese per garantire l’uso sicuro ed efficace di Bonviva?

È stato elaborato un piano di gestione dei rischi per garantire che Bonviva sia usato nel modo più

sicuro possibile. In base a tale piano, al riassunto delle caratteristiche del prodotto e al foglio

illustrativo di Bonviva sono state aggiunte le informazioni relative alla sicurezza, ivi comprese le

opportune precauzioni che gli operatori sanitari e i pazienti devono prendere.

Inoltre, la ditta che commercializza Bonviva fornirà una scheda per informare le pazienti che assumono

Bonviva per infusione del rischio di osteonecrosi della mandibola e per indicare loro di contattare il

medico in caso di comparsa dei sintomi.

Altre informazioni su Bonviva

Il 23 febbraio 2004 la Commissione europea ha rilasciato un’autorizzazione all’immissione in

commercio per Bonviva, valida in tutta l’Unione europea.

Per la versione completa dell’EPAR di Bonviva, consultare il sito web dell’Agenzia: ema.europa.eu/Find

medicine/Human medicines/European public assessment reports. Per maggiori informazioni sulla

terapia con Bonviva, leggere il foglio illustrativo (accluso all’EPAR) oppure consultare il medico o il

farmacista.

Ultimo aggiornamento di questo riassunto: 04-2016.

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